LA SCUOLA E LA VERA AUTONOMIA
Non c’è argomento come la scuola che susciti feroci dibattiti e, nello stesso tempo, difficoltà a verificare in modo attendibile le informazioni che la riguardano. Il precedente governo di sinistra aveva quasi portato a termine, con il ministro Berlinguer, la riforma scolastica, ma poi si è arrestato a un passo dalla meta. Adesso la riforma Moratti provoca enormi polemiche, spesso senza che chi si lamenta abbia davvero verificato i contenuti della riforma stessa. Il fatto è che invece di guardare ciò che avviene nella scuola si proiettano i propri pensieri ideologicamente.
Educare è introdurre alla realtà totale, come afferma quel grande educatore che è monsignor Giussani. Educare è appassionare, coinvolgere, introdurre a un ideale capace di rendere colorate e attraenti realtà, persone, cose e cercando di tener conto di tutti i fattori. L’educazione ha perciò bisogno di una tradizione viva con cui confrontarsi, di vivaci spiriti critici che rinnovino tale tradizione, di un’esperienza presente di amicizia vera tra professori e alunni. Educare è un avvenimento che capita solo tra persone che vogliono vivere il quotidiano, lasciandosi interrogare da ciò che incontrano. Aveva ragione Pasolini quando identificava nelle scuole e nella televisione l’origine dell’imbarbarimento dell’Italia? Tralasciando in questa sede di parlare di tubi catodici, si può affermare che Pasolini ha ragione se e quando chi pretende di educare è un docente che vuole essere emanazione di uno Stato che impedisce l’espressione di una delle libertà fondamentali. Per impedire l’omologazione di massa lo Stato deve assicurare l’esistenza di un sistema di istruzione, ma deve poi permettere che ciascuno cerchi, all’interno di questo sistema, chi voglia e possa educarlo. Chi vuole accettare di essere istruito da un professore scelto dallo Stato, lo faccia. Ma cosa deve fare quello studente che non desideri seguire le scelte della massa?
Che ci siano certami letterari, disfide storiche, confutazioni pubbliche in cui sia smascherata questa soffocante ideologia di Stato che continua a confondere pubblico e statale. In attesa che si torni a dire che l’appiattimento verso il basso esclude i meno abbienti, ne favorisce l’abbandono e l’espulsione. In attesa che i ragazzi possano tornare a poter scegliere se diventare un artigiano hi-tech o dedicarsi agli studi umanistici.
Si capisce allora che “autonomia” significa molto di più di quello che appare nei discorsi di certi politici, ma anche di certi sindacalisti e capitani di popolo di tutti i colori. Scuola autonoma è una scuola che favorisce la libera scelta, la fantasia, il colore, l’amicizia, la libertà, la passione, l’intelligenza, la carità. Si capisce allora che una tale scuola è una scuola che prevede parimenti libertà nella scuola pubblica e parità tra scuole libere e statali.
*Presidente Fondazione per la Sussidiarietà
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