La scuola francese vuole uscire dall’età della pietra quella americana vuole ritornarci

Di Respinti Marco
23 Febbraio 2006
LA LIBERALE E DEMOCRATICA CALIFORNIA VIETA L'USO DI TESTI CHE MENZIONANO IL "DIO DELLA NATURA". OTTOCENTO ISTITUTI SI RIBELLANO

Gli Stati Uniti d’America non sono certo il paradiso terrestre. Però la libertà d’insegnamento e di educazione è un fatto concreto. E questo è già molto. Certo, può voler dire che qualcuno s’inventi la libera docenza in “storia del rock’n’roll”, ma significa anche che in alcuni atenei la parola studium ha ancora il senso che aveva un tempo. E soprattutto che le famiglie hanno voce in capitolo, ivi compreso il diritto-dovere di protestare vigorosamente quando serve. Qualche settimana fa questo settimanale ha raccontato la rivolta di 800 scuole contro il sistema d’istruzione pubblica della California che boccia l’ammissione all’università di studenti provenienti da scuole secondarie in cui si usa un tal manuale di biologia che menziona Dio, perché «lo standard non è adeguato», dicono. Ma la cosa ha un precedente. Tragicomico.
Nella high school di Cupertino, sempre in California, nel novembre 2004 insegna Stephen Williams. La sua classe ha in adozione il libro di James Banks, A New Nation Adventures in Time and Place, pedagogismo politicamente corretto che omette ogni e qualsiasi riferimento a religione e affini. Williams decide d’integrare il testo con altro: cose “bigotte” come il diario del presidente John Adams, letture sulle colonie e della Guerra d’indipendenza, la storia del motto nazionale (che sta nello stemma ufficiale del Paese) “One Nation Under God” e pure un libro sulla fede episcopaliana di George Washington. Solo che il sovrintendente scolastico, Patti Vidimar, storce il naso: «Il cristianesimo non fa parte di un’aula scolastica». Williams riduce allora la bibliografia al solo Washington e a passi sulla Dichiarazione d’indipendenza, ma ancora non va. Ci sono riferimenti al “Dio della natura” e questo per le autorità scolastiche è un abuso. Si va per avvocati. Tutto si conclude quando Williams ritira la denuncia in cambio di una dichiarazione della scuola che consente ai docenti di utilizzare, in alcuni casi particolari, anche testi “religiosi”. Tre giorni dopo Williams si dimette e il caso entra in sonno. Resta però la materia grave. La vicenda Williams dice infatti chiaramente che per i bastioni del pensiero liberal studiare l’abc della storia americana è un reato di lesa laicità dello Stato. Al che, ovvio, scappa da ridere.
È però in casi così che viene costantemente, e fuori luogo, rispolverata la famosa frase sul “muro di separazione” tra Chiesa e Stato che starebbe nei documenti di fondazione degli Usa. Ma il fatto è che in quei documenti la frase non c’è, che sta invece in una lettera scritta dal padre della patria Thomas Jefferson al leader di una comunità battista del Connecticut e che il presidente Jefferson la scrisse in senso opposto: per assicurare il pio uomo che mai e poi mai lo Stato federale avrebbe ficcato il naso nelle questioni religiose, garantendo libertà piena e paritetica a ogni comunità sul territorio. Ivi compresa quella educativa. Cose che succedono quando non si studia la storia nazionale per paura di quel “Dio della natura” che nella Dichiarazione d’indipendenza ce lo mise per iscritto proprio Jefferson.

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