La “sei giorni” diessina
Milano è la città più europea d’Italia, la sinistra è la forza politica più europea in Italia, ergo Milano dovrebbe essere di sinistra. Ma il sillogismo aristotelico non è contemplato nella cultura diessina. Loro partono da Wittgenstein per arrivare a… Germanetto. Morale della favola: visti gli scatafasci dell’inviato Massimo Folena nel capoluogo lombardo, Amato, D’Alema e Veltroni (e anche il ministro dell’Interno, Bianco, si accoda, non si capisce bene perché) pregano in ginocchio il craxiano Carlo Tognoli a presentarsi come candidato della sinistra. Brividi nella stanze di tutti i supporters tangentopolisti: Di Pietro minaccia sfracelli, Borrelli suona Bach con il banjo, la banda mediatica giustizialista si ingegna a dimostrare la “linearità” della sinistra postcomunista. La politica sembra “un’americana” durante una “sei giorni” ciclistica, quelle che si fanno in notturna nei velodromi: alla fine c’è sempre il repéchage. Ma alle “sei giorni” non ci va più nessuno.
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