La settimana 36

Di Tempi
13 Settembre 2000
Questa settimana ci sì dà al collage. Non sembri un esercizio inutile, non c'è nulla di più inedito di ciò che è già stato detto. Non c'è nulla di più utile, ogni tanto, di mettere insieme frasi apparse qua e là. Soprattutto là, su Repubblica.

A Tor Vergata in barba al potere
“I ragazzi di Tor Vergata non sono le milizie di Cl e dell’Opus Dei, vengono dai loro paesi d’Italia e di tutto il mondo, il potere non è nei loro pensieri, i loro punti di riferimento sono san Giovanni Bosco, san Francesco di Sales, il poverello di Assisi. Ma Cl e Opus Dei sono i corpi scelti di quest’ondata, la sua ossatura portante, le teste pensanti e le strutture organizzative che la sostengono e la consolidano. Non voglio affermare che queste `cappellanie’ e altre consimili siano condannevoli, censurabili sospettabili, ma dico però che il gioco del potere è il loro gioco… I giovani di Tor Vergata sono innocenti da questi peccati del potere; non toglie che essi siano commessi da coloro che marciano con loro pregano con loro e con loro sono assolti” (Repubblica, domenica 20 agosto).

Nella sua domenicale omelia il dottore Eugenio Scalfari si preoccupa. Si preoccupa che i “ragazzi di Tor Vergata” scoprano cos’è il potere. La dice in modo malevolo: “Attenzione, c’è qualcuno tra voi che pensa solo al potere, ma in realtà è preoccupato che questi giovani scoprano quel che il Papa dice loro: la fede c’entra con la vita, con l’amore, con il potere…

E’ così preoccupato che lo ripete nella sua udienza del mercoledì. “Ma l’integralismo cattolico ormai di nuovo fiorente non concede attenuanti. E perciò celebra oggi con gran concorso di politici, finanzieri, banchieri, sponsor, giornalisti in fregola, dirigenti Rai, intellettuali in cerca di padrone, niente meno che il brigante Tata Maccarone… E Berlusconi aggiungerà la sua benedizione laica a quella di Giovanni Paolo per la formazione di un grande centro di ispirazione cattolica… Ragazzi di Tor Vergata, non reagite scrollando le spalle di fronte all’integralismo cattolico risorgente che si fa forte anche dei vostri raduni. In fondo esso riguarda più voi che noi laici. Se il vostro essere cristiani non è quello di Rimini ditelo alto e forte oppure rassegnatevi ad essere molle cera in mani assai più esperte delle vostre” (Repubblica, mercoledì 23 agosto 2000).

Corto Maltese contro i briganti d’Italia
Scalfari, però, dovrebbe riprendere l’abitudine di rileggere i pezzi degli editorialisti di Repubblica prima che escano, perché i possessori di quelle mani che a lui sembrano “esperte” per Curzio Maltese sono invece degli idioti: “Guardate in faccia quei ragazzi. In buona fede? Certo. Gentili? Certissimo. Intelligenti? Chissà. Da anni questi ragazzi cattolici pieni di valori applaudono a Rimini il peggio della criminalità politica italiana, ladri e faccendieri, corrotti e corruttori portati sul palco dagli occhiuti capi scout. Il loro idolo, da sempre, è Giulio Andreotti, che rimane l’uomo politico più amato dalla Chiesa. Di più, dopo il processo di Palermo è diventato l’agnello sacrificale, il martire. Ma per credere nel martirio di Andreotti, con le sue decine di “non ricordo” ai processi per le stragi e le decine di bugie ai processi per mafia, bisogna davvero avere una fede immensa” (Repubblica, venerdì 25 agosto 2000).

No, non serve la fede, basta legge gli atti dei processi, le loro sentenze e i loro dispositivi. Leggere per sapere, non per credere. Ma per capire quanto sia difficile per Maltese conoscere qualcosa di diverso rispetto a ciò che lui crede, basta leggere la lettera del signor Luigi Serafini di Roma, pubblicata sul Foglio del 29 agosto: “Signor direttore… tempo fa scrissi alla redazione di Repubblica dicendo più o meno le stesse cose che ho letto recentemente sul Foglio. Dopo un po’ di tempo ricevetti questa risposta: `Ho trovato la sua frase soltanto ora. Faccio il giornalista da prima di Berlusconi e continuerò a farlo anche dopo. Lei, con o senza Berlusconi, chi crede di essere? che cosa fa nella vita a parte perdere tempo scrivendo scemenze a giornalisti famosi?’ Firmato Curzio Maltese. Posso associarla alle risate che ancora oggi mi faccio quando rileggo la missiva del `famoso giornalista’?”.

Repubblica e il Giubileo dei cacciatori di farfalle
Meglio tornare al maestro, il quale sente il dovere di ribadire, per la terza volta, il pensiero che lo angoscia. “Ho anche segnalato il rischio che manifestazioni così imponenti siano utilizzate da una parte della gerarchia cattolica e da alcune organizzazioni militanti del tipo di Comunione e Liberazione come un propellente per il proprio integralismo religioso e politico che, a rigor di termini, dovrebbe essere estraneo alle motivazioni dei giovani convenuti a Roma per il Giubileo. La conferma di questi miei timori non si è fatta attendere… La Chiesa sarà quella che voi vorrete che sia se veramente lo vorrete. Altrimenti avrete fatto solo una gioiosa e faticosa scampagnata. Quanto alla presenza di Cristo nel mondo e nell’anima vostra, chi la sente può benissimo viverla nella propria casa e nella propria chiesa senza bisogno di dar luogo a manifestazioni di massa” (su Venerdì di Repubblica del 1 settembre 2000 in risposta alle lettere di due “ragazzi di Tor Vergata”).

Insomma il dottore Eugenio Scalfari è veramente preoccupato: una scampagnata non si nega a nessuno, in fondo due milioni di ordinati scampagnatori disturbano solo Alberto Ronckey. Se poi restano nei prati di Tor Vergata, meglio ancora. Se poi continuano a coltivare i loro sogni sulla Chiesa che vorrebbero dentro la loro anima, dentro le loro case, ma sì, anche dentro le loro chiese, il dottore Scalfari è contento. Ma non si mettono in testa di seguire la gerarchia (quella al cui vertice c’è il Papa), meno che meno di aderire a quei movimenti che il Papa si ostina a considerare “coessenziali” all’istituzione della Chiesa. No, questo al dottore Scalfari non piacerebbe. Che sia una questione di potere?

I Ds e il Giubileo di Veltroni l’Africano
Ma, c’è un ma. Il dottore Scalfari, occupato da tempo a “dialogare con Io” e a leggere omelie papali, non legge più i giornali, neanche le interviste di Walter Veltroni, quell’anticomunista tutto d’un pezzo che non ha più nemmeno il coraggio di dire che “Dio è morto”, pensa invece che “Forse Dio è malato”. Lo pensa così intensamente da intitolare così il diario del suo viaggio africano. Malato non è, invece, il suo capo ufficio stampa, che mercoledì 30 agosto riesce a far uscire contemporaneamente interviste-presentazione della fatica letterario del leader diessino su tutti i grandi quotidiani. Il 29 agosto sera Veltroni si era concesso ai microfoni del Tg1. Tra le varie interviste, colpisce la cattiveria con cui il segretario diessino viene aggredito dalla giornalista del Corriere della Sera, che per metterlo in difficoltà gli chiede: “Al congresso Ds, in gennaio, lei parlò di valori, di peso da dare alla politica, ma venne da qualcuno considerato un po’ ingenuo. Quegli stessi temi hanno portato due milioni di giovani dal Papa. Si è forse sentito vendicato?”. Risposta: “… io ho sempre cercato di unire ideali e concretezza. Davanti allo strazio dei bambini negli ospedali dell’Angola, diventa evidente come la politica non possa ridursi alla cinica gestione del quotidiano. Dopo questo Giubileo dei giovani io credo che molti abbiano capito. Ci sono state battute quando noi scegliemmo lo slogan `I care’ o quando resi omaggio a don Milani… Penso che i fatti dimostrino quanto questa sia la strada giusta…”.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.