La settimana 40

Di Tempi
05 Ottobre 2000
Vaticano cattivone: fa santi traditori e narcotrafficanti della Cina che fu

Vaticano cattivone: fa santi traditori e narcotrafficanti della Cina che fu
A leggere i quotidiani italiani, pare proprio che la Chiesa di Roma abbia fatto un’altra gaffe delle sue canonizzando il 1° ottobre scorso 120 martiri cinesi e missionari uccisi in Cina fra il 1648 e il 1930. Le autorità di Pechino e quelle della cosiddetta Chiesa patriottica sono andate giù duro, accusando il Vaticano di aver fatto santi dei “traditori, colpevoli di crimini gravissimi”, ovvero “degli stupratori, ladri e venditori d’oppio che si sono meritati di essere giustiziati dal popolo”. Ma anche certi commentatori italiani, anziché biasimare la propagandistica interpretazione dei fatti prodotta dal governo comunista cinese, preferiscono, per motivi che ci piacerebbe poter capire, dar torto al Vaticano.

Se Pechino piange, lo Stivale non ride: Repubblica e Stampa prendono le distanze
Scrive Marco Politi su Repubblica del 27 settembre: “Molti si chiedono –anche dopo le infelici sortite del cardinale Ratzinger sui rapporti ecumenici- chi decida nei sacri palazzi il come e il quando di certe mosse. Non c’è dubbio che vi furono in Cina cattolici massacrati in ondate di xenofobia, ma è altrettanto noto che nell’Ottocento le potenze occidentali costrinsero con le armi la Cina a importare l’oppio in un’operazione colossale di narcotraffico governativo”. E Francesco Scisci su La Stampa in un reportage il 2 ottobre: “Allora come oggi, però, i cattolici erano una minuscola minoranza, guardata quantomeno con sospetto dal resto dei cinesi. La maggioranza, allora come oggi, simpatizzava con i Boxer che volevano recuperare la dignità del paese umiliato dalle potenze colonialiste. Non c’entra niente con la fede, certo, ma neppure avvicina la gente comune cinese alla fede cattolica”. Vediamo allora chi erano i “traditori e venditori di oppio” che la Chiesa cattolica così intempestivamente ha proclamato santi e cosa facevano quegli specchiati patrioti che rispondono al nome di Boxer. Vediamolo qui perché né La Repubblica, né La Stampa lo spiegano, se non per vaghi cenni, ai loro lettori. (Le nostre informazioni sono tratte da Agenzia Fides).

Gratta la suora francescana, e trovi il colonialista
Fra i 120 canonizzati ci sono 7 suore francescane di nazionalità francese, italiana, olandese e belga martirizzate il 9 luglio 1900 nellà città di Taiyuan Fu, capitale dello Shanxi. Sicuramente per mimetizzare le loro operazioni di narcotraffico, le suore si erano date il seguente programma: “organizzare un piccolo ospedale, un orfanotrofio, una scuola, lavorare per la promozione della donna, pregare e cantare”. “Il 29 giugno 1900 il governatore ordina che tutti gli orfani della missione siano trasferiti a Pagoda. Una settimana dopo tutti gli stranieri rimasti nella missione sono condotti negli uffici del mandarino e poi arrestati. Il 9 luglio una banda armata capeggiata dal governatore in persona porta i prigionieri in strada e dà inizio allo spietato massacro, fatto di colpi, ferite, mutilazioni. Le ultime a cadere sono le suore. Si abbracciano l’un l’altra e, cantando un inno di ringraziamento a Dio, offrono le loro teste ai soldati. Sono martirizzati in quell’occasione 2 vescovi, 3 religiosi, 5 seminaristi, 9 laici cinesi e le 7 suore”.

Onore ai compagni Boxer, squartatori di donne e bambini
Per quanto riguarda le prodezze dei Boxer, questi coraggiosi guerrieri anti-colonialisti “che volevano recuperare la dignità del paese umiliato dalle potenze coloniali”, è utile leggere la narrazione del martirio di Anna Wang: “Il 21 luglio 1900 una banda di Boxer penetra a Majiazhuang. Fanno una retata di cristiani e li avvertono: “Il governatore ha vietato di praticare la religione occidentale. Se fate apostasia, sarete liberati. Altrimenti vi uccideremo”. La matrigna di Anna Wang decide di fare apostasia, e la tira con sé. Ma Anna rifiuta di seguirla gridando: “Credo in Dio, sono cristiana, non voglio rinnegare Dio. Gesù, salvami!”. Al mattino i Boxer conducono i cristiani che non hanno voluto rinnegare la fede al campo di esecuzione. Anna assiste alla terribile scena dell’esecuzione del piccolo André Wang Tiangquing, 9 anni. I non cristiani lo vogliono salvare, ma sua madre afferma: “Io sono cristiana, mio figlio è cristiano. Dovrete ucciderci entrambi”. I capi della banda fanno un cenno d’accordo con la testa. Il piccolo André si inginocchia e curva il suo piccolo corpo. Guarda la madre e il suo viso si illumina di un sorriso. Poi la scure del boia si abbatte sul suo capo. In quell’occasione i Boxer uccidono 5 donne con bambini, tra cui un bimbo di 10 mesi. Uno dei torturatori prende il bimbo per le gambe, lo squarta in due parti e lo butta ai piedi della madre, già morta”.

A certe gente la testa non si può tagliare perché non ce l’ha
“Anna, in ginocchio, prega ad alta voce con gli occhi fissi verso il cielo. Un militare le si avvicina e le dice: “Rinuncia alla tua fede e sarai salva”. Ma Anna non risponde e, alla sua insistenza, dice: “Non mi toccare, sono cristiana. Piuttosto che l’apostasia, preferisco morire”. Il bandito allora le trancia il braccio destro e ripete la sua richiesta: “Rinneghi, allora?”. Niente da fare. Le infligge un altro colpo. Anna dice: “La porta del Cielo è aperta” e sussurra per tre volte il nome “Gesù”, abbassando la testa. Il bandito sferra il colpo finale e le taglia la testa di netto”. Domanda: sono più “infelici” le “sortite” del Vaticano o quelle di Repubblica e della Stampa (lasciando da parte il governo comunista cinese, per il quale non vogliamo sprecare aggettivi, bastando quello di “comunista” a spiegare tante cose).

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