La settimana 48

Di Tempi
01 Dicembre 2000
Se il dottor Sottile diventa un topolino mannaro. E se tra polemiche giudiziarie, ostruzionismo al buono scuola, accuse di xenofobia all’opposizione, nuove imputazioni a Berlusconi, riparte la strategia della tensione. Fermare i gladiatori, ridurre i tempi della campagna elettorale, votare subito dopo la Finanziaria: è chiedere troppo?

Sulla campagna elettorale italiana, tira una gran brutta aria. Aria di provocazione, di gioco sporco, di strategia della tensione. Non è solo l’opinione dei leader dell’opposizione: persino il filo-governativo Corsera ha dovuto ammetterlo, in un editoriale a firma di Ernesto Galli Della Loggia: “…resta vero però – si legge in esso – che da qualche tempo nei confronti dello schieramento di centrodestra, o di parte di esso, vengono effettivamente scagliati con troppa frequenza e troppa leggerezza, anche dalle tribune più autorevoli, parole e giudizi pesantissimi… che delegittimerebbero chi ne è colpito ad avere qualsiasi parte nella vita politica di un paese democratico. Ma come si spiega allora che il sostegno di quelle forze oggi così apertamente sospettate di fascismo, di razzismo, eccetera è stato richiesto e accettato… in materie delicatissime come la politica estera? E che proprio insieme a quelle forze si voleva riscrivere la Costituzione?”. Si spiega, ci permettiamo di suggerire all’esimio editorialista, con l’avvicinarsi delle elezioni. Vediamo l’escalation.

Gennaro si offende per il bucato giudiziario
Il 25 novembre i due principali quotidiani titolano all’unisono “Scontro giudici-Berlusconi” (Repubblica) e “Scontro tra i magistrati e Berlusconi” (Corsera). Ma quale scontro. Berlusconi era fermo al semaforo quando gli è arrivato addosso Giuseppe Gennaro, presidente del sindacato dei magistrati. “Non può andare al governo chi ha un rispetto delle istituzioni così basso da dire che bisogna fare un “bucato all’interno della magistratura””, ha dichiarato il giudice-sindacalista al congresso di Magistratura Democratica (la corrente di sinistra dei magistrati italiani) a Venezia. La dichiarazione cui Gennaro faceva riferimento era stata pronunciata da Berlusconi a Parigi il 27 settembre, quasi due mesi prima! Incuranti dell’artificiosità dell’operazione, politici dell’una e dell’altra parte sono immediatamente scesi in campo a prendere le parti dell’uno o dell’altro, quindi Amato e il ministro della Giustizia Fassino sono intervenuti chiedendo di “calmare le acque” e di “abbassare la temperatura”, Veltroni ha chiosato: “Siamo d’accordo, ma è colpa del Cavaliere”.

Buono scuola lombardo: Amato mente sapendo di mentire
Il 24 novembre sui giornali appare la notizia della controversia fra Regione Lombardia e Governo nazionale sul “buono scuola” destinata a finire davanti alla Corte costituzionale sotto lo spicciativo e sostanzialmente falso titolo “Buoni scuola, bocciata la Lombardia” (Corsera). Dichiara Giuliano Amato: “Le disposizioni di questa delibera (quella lombarda relativa ai buoni – ndr) riservando il buono scuola soltanto agli studenti delle scuole private e prevedendolo senza riguardo al reddito degli studenti, oltre a violare la legge regionale sulla quale la deliberazione è fondata, finiscono per violare anche princìpi essenziali della legislazione statale su questa materia, la disciplina del dirito allo studio e degli stessi bonus scolastici che la nostra legislazione non esclude affatto, ma non ammette in questa forma discriminante a danno dell’elevatissimo numero di studenti che studiano nelle scuole pubbliche”. Amato mente tre volte sapendo di mentire: una prima volta dicendo che il buono scuola lombardo va solo agli studenti delle private (il 10 per cento delle 60 mila domande depositate proviene in realtà da scuole statali); una seconda volta affermando che la legge non prevede limiti di reddito (in realtà il limite di reddito esiste, ed è fissato a 60 milioni di lire per componente familiare); una terza volta dichiarando discriminati gli studenti delle statali, anziché quelli delle scuole non statali che non ricevono quasi alcun sostegno dall’Ente pubblico. Perché il sottile giurista Amato, che qualche anno fa si era dichiarato favorevole allo strumento del “buono scuola”, parla così? Per alimentare lo scontro, si direbbe. Come aveva fatto tre giorni prima.

Anziché promuovere l’approccio bipartisan in vista di Nizza, il Dottor Sottile provoca la Lega
Tre giorni prima Amato aveva attaccato la Lega Nord. “In Italia –aveva dichiarato all’assemblea dei senatori dell’Ulivo- c’è un partito che è xenofobo e ricadrebbe nei pareri che i tre saggi hanno fatto valere per un partito austriaco”. Mancano pochi giorni al vertice di Nizza dell’Unione Europea, Berlusconi è riuscito a ridurre Bossi a più miti consigli riguardo alla Carta fondamentale dei diritti europei. L’interesse di tutti è che l’Italia si presenti compatta a un appuntamento tanto importante. E il grande statista Amato che fa? Picchia il martello sull’anello più debole della catena italiana, mettendo a repentaglio l’interesse nazionale. Due giorni dopo, guarda caso, l’Osservatorio europeo sul razzismo e la xenofobia della UE dichiara per bocca del presidente Jean Kahn: “La vittoria di una coalizione tra Umberto Bossi e il partito del signor Berlusconi determinerebbe una situazione del tipo di quella che abbiamo visto in Austria”.

Provocazioni giudiziarie e non solo per far perdere la testa all’avversario
Non può mancare la ciliegina della cavalleria, pardon, della magistratura che parte per l’ennesima volta all’assalto del leader dell’opposizione: il 17 novembre la Procura di Milano formalizza una nuova accusa di corruzione contro Silvio Berlusconi nel processo Sme-Ariosto, utilizzando un documento acquisito tre anni fa! Qualche giorno prima Diario, settimanale dell’estrema sinistra, annuncia un “appunto segreto” che metterebbe nei guai Formigoni riguarda alla vicenda della discarica di Cerro Maggiore, che il presidente lombardo, come tutti volevano, ha chiuso nel 1996. La strategia è chiara, solo un cieco non vedrebbe: provocare, denigrare, delegittimare. In attesa che l’avversario reagisca e lo si possa additare al pubblico ludibrio come inaffidabile. Amici, non rispondete alle provocazioni!

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