La settimana 9

Di Tempi
01 Marzo 2001
De Mauro. Quelle lacrime da manuale. Di Storia

Tullio De Mauro è affranto. Versa calde lacrime in pubblico perché teme di non poter concludere la riforma scolastica avviata dal suo predecessore Berlinguer. Tra le più discusse, quella sull’insegnamento della storia. In effetti si decide in questi giorni la sorte della Storia nella scuola italiana. La pubblicazione del Curricolo per la scuola primaria ha suscitato vivaci reazioni tra gli insegnanti, e, più significativamente, tra gli stessi storici di professione, praticamente assenti nella Commissione ministeriale. Sono stati contestati i cardini della riforma stessa: l’unicità del ciclo di studio della storia; l’abbandono della dimensione cronologica nei “moduli” per il triennio superiore; la sostituzione delle conoscenze con competenze che renderebbero l’alunno capace di realizzare autonomamente la ricerca storica ecc. Grandi nomi nel campo storiografico, come G. Belardelli (Corriere, 9/2), R. Villari (Corriere, 13/2), G. Galasso (Il Mattino, 15/2), N. Tranfaglia (La Repubblica, 17/2), hanno fermamente difeso la concezione della storia che era stata bollata come superata dai teorici della Commissione ministeriale, attestati nella presunzione di avere finalmente messo in luce lo “statuto epistemologico” della storia e le sue implicazioni metodologico-didattiche. È per questi attacchi del mondo accademico che ora il Ministro prospetta modifiche del Curricolo, reintroducendo due cicli?

Poche idee ma ben confuse
Non lo sappiamo con certezza: quello che possiamo escludere è che sia stato spinto a questo passo dalla consultazione degli insegnanti, promessa alla pubblicazione del Curricolo, ma non attuata. L’insegnante e il genitore, incrociano le dita, sperando che in questo “scontro di giganti” da cui sono accuratamente esclusi, venga fuori almeno il salvataggio di due cicli di storia, che permetterebbero una conoscenza più adeguata (ed eliminerebbero sia gli assurdi “quadri di società” del III e IV anno, sia i moduli tematici del triennio superiore). L’obiezione riguardante gli studenti che non proseguono gli studi dopo il biennio superiore potrebbe essere benissimo superata prevedendo per loro un programma adeguato. Ma soprattutto gli insegnanti continuano a sperare fervidamente che il Ministero non imponga una metodologia didattica obbligatoria, lasciando liberi di conseguire gli obiettivi fissati dallo Stato nel modo che la loro preparazione culturale e il loro realismo didattico fa considerare migliore. E siccome la storia si fa coi documenti, vorremmo far conoscere ai lettori la lettera-appello, fattaci pervenire da un insegnante, con cui uno degli estensori del progetto ministeriale esorta i sostenitori della riforma a far pressione sul Ministro e sulla stampa, per contrastare il diluvio di critiche. Ne emerge un quadro interessante della confusione e poca chiarezza che ha dominato i concitati lavori della Commissione (con i pretesi voltafaccia degli accademici, su almeno alcuni dei quali ci permettiamo di avere dei dubbi), ma soprattutto della presunzione e arroganza di questi esperti, cui il Ministero ha appaltato riforma (v. soprattutto i Programmi degli Istituti professionali del 1997) e aggiornamento (v. Convenzione con l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia). A noi non sembra che la riforma della storia possa essere ridotta a scontro di lobbies, ma meriti un confronto culturale, in cui pacatamente dare le ragioni di quella che modestamente l’esperto definisce la “migliore” delle soluzioni possibili, la sua. (Serenella Carmo Feliciani, Redazione di Linea Tempo)

Avanti lobbies alla riscossa
La lettera intercettata da Tempi con cui l’ispiratore dei nuovi programmi di storia ha chiesto di sostenere presso il Ministro il suo progetto, a suo dire, “il migliore”.
Sent: Sunday, February 18, 2001 7:38 PM
Subject: Proposta curricolare per la scuola di base: URGENTISSIMO
Carissimi,
vi invio il testo del curricolo, che stiamo ancora rielaborando: non è definitivo, e c’è da aggiustare qua e là. Si compone del testo vero e proprio e delle indicazioni metodologiche (da controllare soprattutto a partire dal 5° anno). Purtroppo gli eventi da giovedì a tutt’ora ci stanno impedendo di lavorarci. Le linee essenziali sono quelle, e chi ha seguito i miei corsi le riconoscerà facilmente. I fatti dovrebbero essere andati in questo modo: prima dell’inizio dei lavori, una lobby (composta da ispettori ministeriali, pedagogisti, sindacalisti) probabilmente raccolta intorno al sottosegretario Manzini (Ppi) aveva fatto alcuni suoi calcoli che (del tutto involontariamente, dal momento che abbiamo lavorato pubblicamente nel ministero, e nessuno aveva fatto una benché minima obiezione) abbiamo rovinato. Così, il progetto è stato approvato a larghissima maggioranza (un solo contrario) e abbiamo cominciato a lavorare. La canea della stampa è stata dapprima provocata da alcune copie scorrette, fornite alla stampa da Tranfaglia, che in un primo tempo si è proclamato autore del curricolo (per quanto non avesse partecipato ai lavori della commissione) e in un secondo (avant’ieri) ne ha preso le distanze. Poi, sono intervenuti sempre più gli storici. Pensavamo che loro fossero il problema, e forse anche il ministro, che ci ha convocato giovedi sera (gli storici della commissione e gli storici critici) a discutere. Il risultato è stato entusiasmante: tutti, Cardini e Sabatucci in primo luogo, hanno mostrato fortissimi consensi alla proposta. Lo stesso Villari ha detto che, insomma, se si fosse conosciuta per bene, lui avrebbe avuto un’idea diversa… Tuttavia, il programma, proprio in quel momento si è bloccato. La lobby di cui sopra, non potendo più avere la copertura degli storici, è venuta fuori con un proprio curricolo, scritto fuori dalla commissione, nel quale, come vi ho anticipato, si farebbe: scuola di base: studi sociali e educazione civica; superiori: storia generale o, in alternativa a questo (come si scrive nella lettera che segue di Luigi Cajani: ma nella concitazione dei momenti sembra cambiata in quella che riporto sopra) scuola di base: storia cronologica; scuola superiore: storia cronologica. Secondo il ministro questa proposta calmerebbe stampa e ordinari di storia. Quindi gli toglierebbe di torno dei problemi politici. La nostra proposta è bella e interessante, migliore: ma insomma, rompe troppo le scatole. Se martedì presenta tutte e due le proposte, ci costringe a dimetterci. Non potremmo fare altrimenti, dal momento che siamo “la sua commissione”, pubblicamente sfiduciata. Ma non è questo il punto più importante. Faccio notare che con la proposta alternativa (1): – la storia esce dalla scuola di base. – poiché si differenzia alle superiori, esce anche dall’area di equivalenza (perde ore e importanza) – si perde presenza soprattutto nei tecnici e nei professionali (questi ultimi con l’obbligo formativo tendono a diventare il 40% della massa scolasticizzata) – nel comprensivo, il programma favorisce eccessivamente gli insegnanti elementari – in prospettiva Scienze della formazione si candida alla formazione del “professore di base”, lasciando a Lettere il “professore di superiore”. – le superiori rimangono così come sono (ovviamente dal punto di vista della storia) con la proposta alternativa (2) – vengono favorite eccessivamente le medie (e forse per questo il gruppo che rema contro ha cambiato idea in corso d’opera) – rimangono tutte le altre indicazioni negative – in più: il ministro di sinistra si rimangia i programmi dell’ ‘85 e ritorna indietro a quelli del ‘56 !!! Come vedete, la situazione è fluida, ma i rischi sono concreti. Soprattutto per il fatto che il ministro non si decide a pubblicare il curricolo, e poi si discuta!! Anche per questo motivo, vi allego la bozza allo stato dei lavori. Vi prego di scrivere al ministro e di tempestare la stampa con ogni genere di lettera. Sappiamo per certo che stanno pubblicando solo lettere contro il nostro programma. Ma se arrivassero in buon numero, non potrebbero esimersi dal pubblicarne qualcuna. Vi ringrazio e conto sul vostro aiuto.
Antonio Brusa, Didattica della storia, Università di Bari Silsis di Pavia

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