La sociologa che parlò con Diderot

Di Arrigoni Gianluca
15 Febbraio 2007

Sociologa, femminista non conformista e protestante, Evelyne Sullerot è nata nel 1924. Nel 1955 crea un’associazione di donne per promuovere il controllo delle nascite, che due anni dopo diventerà il “Mouvement Français pour le Planning Familial”. Sono numerose le sue collaborazioni, con l’Onu, l’Unesco, l’Unione Europea. Con Jacques Monod, premio Nobel per la medicina, nel 1976 riunisce degli specialisti per rispondere alla domanda: “Cos’è una donna?”. I tentativi di risposta saranno pubblicati nel libro Le Fait Féminin, ancora oggi utilizzato in molte università. Negli ultimi anni ha scritto saggi sugli sconvolgimenti che ha osservato nelle coppie e nelle famiglie: in Pour le meilleur et sans le pire (Fayard, 1984), la Sullerot spiega che l’amore non si riassume nella passione e sottolinea i rischi che derivano dal tendere alla “facilità” nei rapporti; in Quels pères? Quels fils? (Fayard, 1992) denuncia la marginalizzazione del padre nell’educazione dei figli e i danni che ne derivano per i bambini; in Diderot dans l’autobus (Fayard, 2001), immagina un dialogo con il filosofo illuminista sull’effimero, che pare essere rimasto l’unica preoccupazione dei contemporanei. Il suo libro più recente è Pilule, sexe, Adn. Trois révolutions qui ont bouleversé la famille (Fayard, 2006).

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