La teleinerzia
La maggior parte della sua vita Cesare Lanza l’ha passata a dirigere quotidiani (Il Secolo XIX, Il Corriere dell’informazione, Il Lavoro, La Notte) e a scrivere romanzi o libri sul gioco d’azzardo. L’autore televisivo di successo lo fa dal 1999, prima in Rai, con Domenica In, poi l’approdo alla Buona Domenica di Mediaset, con un passaggio importante nel 2005 al Festival di Sanremo, vera vetrina nazional popolare italiana. Non c’è dunque persona più adatta di lui per svelare i segreti della tanto bistrattata quanto seguita tv di intrattenimento.
Quali sono le regole dell’audience di contenitori come Domenica In e Buona Domenica?
Il segreto del loro successo sta nel fatto che si rivolgono ad un pubblico ben preciso, quello che la domenica pomeriggio ama stare in casa per necessità, o per via dell’età o perché dispone di risorse economiche limitate. Ma anche semplicemente perché ha abitudini casalinghe. Con questo pubblico ci sono dei canoni di riferimento immutabili: bisogna sorprenderlo, ma mai sconvolgerlo. Non bisogna eccedere nelle novità, che non sono gradite. Un pezzo classico presentato da un cantante può avere buone speranze di ascolto, invece il pezzo nuovo quasi sempre ottiene pessimi ascolti. Domenica In e Buona Domenica sono programmi simili, diversi solo per le fasce d’età, il pubblico di Canale 5 è più giovane. È vero che questi programmi andrebbero rinnovati con formule diverse, ma fino a quando faranno audience e quindi attireranno investitori pubblicitari, si andrà avanti così per forza di inerzia.
Dalla conduttrice alle ballerine, quali sono le caratteristiche della componente femminile che producono il successo, oppure l’insuccesso, di un programma contenitore?
L’elemento femminile è decisivo. Paola Perego – e mi riferisco al buon successo di quest’anno di Buona Domenica – si è rivelata una scelta azzeccatissima perché piace molto al pubblico femminile ed è gradita anche a quello maschile. Il segreto in questi programmi è trovare una conduttrice che non susciti invidie, gelosie e risentimenti nelle donne (che compongono la maggior parte del pubblico della domenica pomeriggio) e contemporaneamente attiri il pubblico maschile così da strapparlo ai programmi sportivi.
Chi vorrebbe avere sempre e chi mai in un suo programma?
Impossibile averli, ma i mattatori nel settore maschile sono Fiorello e Paolo Bonolis, in quello femminile Paola Perego (che per fortuna ce l’ho), Mara Venier e Maria De Filippi. Il compito degli autori è molto più facile se ci sono dei purosangue di questo tipo. Però responsabilità di un autore è anche di individuare volti nuovi e di riuscire a lanciarli. Uno che non vorrei mai avere, invece, è Claudio Lippi, che l’anno scorso ci ha fatto una grande scorrettezza lasciandoci e inventandosi la giustificazione della tv di qualità. Una pura invenzione che ci ha molto danneggiato. E poi non può essere Claudio Lippi a darci lezioni sulla qualità, lui che a Buona Domenica ha interpretato i ruoli più frivoli e superficiali immaginabili.
Le liti in diretta sono vere o simulate?
Le liti in televisione sono tutte vere perché ormai tutti quelli che appaiono in televisione sono convinti che gridando e litigando si fanno notare. Hanno poco spazio, quindi in quei pochi secondi o minuti strillano per mettersi in evidenza. Noi cerchiamo di moderare queste liti, ma a volte la situazione ci scappa di mano. Una lite autentica fu quella tra Vittorio Sgarbi e Alessandra Mussolini, come pure quella tra Alessandro Cecchi Paone e Sgarbi. Poi invece ci sono le schermaglie dei reality, che sono improvvisate con malizia, ma più dai protagonisti stessi che dagli autori.
Quanto c’è di autore e quanto di format nei programmi di intrattenimento? È vero che oggi gli autori devono adattarsi al format molto più che in passato?
Sì, è assolutamente vero, e per me è un motivo di grande dispiacere, perché l’autore dovrebbe poter esprimere la propria fantasia, prendere decisioni e assumersi la responsabilità di ciò che fa e di ciò che inventa. In realtà non è così. Oramai i format sono dominanti per motivi e interessi anche superiori a quelli che la gente può immaginare. A me piacerebbe moltissimo poter inventare un programma di sana pianta, ma ormai i palinsesti sono pieni di format acquistati dovunque.
Com’è il rapporto di un autore con conduttori e registi? Ci sono condizionamenti?
Con i registi c’è sempre un rapporto di normale collaborazione e non ci sono problemi. Con i conduttori, invece, quando il conduttore è anche autore ed ha una fortissima personalità vincente, pensiamo a Bonolis e Fiorello, allora ovviamente i condizionamenti esistono. I conduttori più intelligenti ascoltano i consigli degli autori. Gli altri invece, a volte, sono presi da delirio di onnipotenza, fanno di testa loro e poi purtroppo i risultati si vedono.
Una volta Gianni Boncompagni disse che una trasmissione di cui era autore gli faceva schifo. Lei si riconosce in quello che fa?
Io ricordo con piacere il Festival di Sanremo fatto con Bonolis nel 2005. Lì siamo riusciti grazie a Paolo e grazie ad un affiatamento anche nel gruppo degli autori a fare quello che volevamo. Ci sono state altre esperienze, come il programma sportivo Serie A in cui Bonolis fu fortemente osteggiato dalla redazione sportiva di Canale 5, e le cose non andarono in porto. Una cosa fondamentale, che vale nella vita come in televisione, è che se non c’è affiatamento nel gruppo, se ci sono gelosie e rivalità quasi sempre il programma non funziona. Quindi il momento decisivo è la scelta iniziale tra conduttori, autori e regia. Comunque ammetto che non sono del tutto contento di come si fa l’autore oggi. Cerco di adattarmi come ogni professionista, però i condizionamenti e i compromessi sono fortissimi.
michelle.nouri@infinito.it
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