La terra di mezzo

Di Persico Roberto
19 Luglio 2007
il fiume sommerso il libro che scopre un'inedita milano

Una “terra di mezzo”. Mid-land: la terra che sta in mezzo. In mezzo fra le nevi delle Alpi e le acque madri del Po, fra il Ticino e l’Adda, ma anche fra l’Olona e il Lambro, fra il Nirone e il Seveso. O anche, la terra che sta al centro. Al centro del mondo, del cosmo, dell’universo intero, secondo la simbologia dei tre cerchi concentrici che si ritrova raffigurata ovunque, dal vasellame preistorico di Golasecca alla tecnologica sacralità delle aule del Politecnico. E dall’incrocio fra il cielo – il cerchio – e la terra – il quadrato, simbolo dei quattro elementi che la costituiscono – nasce l’ottagono, forma di transizione, di incontro e di passaggio, che ritorna periodicamente a ogni rifondazione della città: nel battistero di san Giovanni, dove nel 383 Ambrogio battezzò Agostino, cuore della Milano cristiana, oggi sotto la piazza del Duomo; nell’ottagono del Filarete, intorno a cui l’architetto rinascimentale progettò la Sforzinda che avrebbe dovuto celebrare la gloria dei signori della città; al centro della Galleria, segno e vanto del ruolo di “capitale morale”, ed economica, d’Italia, che la città assunse – e consapevolmente si assunse – nell’esaltante e tormentato passaggio tra l’unificazione e l’industrializzazione del paese.
Armato di una enciclopedica competenza in materia di storia, di immagini e di simboli, Pietro Lembi, architetto, docente al Politecnico, appassionato di terre di confine – tra il mito e la storia, l’edilizia e la politica, le pietre e gli uomini che le abitano – nel suo Il fiume sommerso (Jaca Book, pagg 331, euro 25) guida il lettore a scoprire una Milano inedita. Una città che continuamente, simbolicamente e materialmente rinasce dalle acque. Da quelle dei fiumi e delle risorgive che la attraversano, che facevano scrivere nel 1288 a Bonvesin della Riva che «dentro la città vi sono acque vive, naturali, mirabilmente adatte ad esser bevute, limpide, salubri, tanto abbondanti che in ogni casa appena decorosa vi è quasi sempre una fonte di acqua viva», a quelle dei navigli, condotte in città dall’opera intelligente di secoli e poi espulse dalla modernità inebriata di “progresso”. Un viaggio, infine, che non si limita alle cose, ma incontra uomini e donne, piccoli e grandi protagonisti di ieri e di oggi della vita della città, che risolve infine il suo compito nell’essere sfondo e contenitore di mille vicende umane da raccontare.

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