La tribù di Benjamin
Benjamin Tammuz (1919-1989) nasce in Russia, ma già nel 1924, quando Benjamin ha solo cinque anni, la sua famiglia si lascia alle spalle gli orrori della rivoluzione bolscevica e si trasferisce in Palestina, terra dove è in atto quel movimento di immigrazione e risorgimento ebraico che porterà nel 1948 alla nascita dello Stato di Israele. B.T. studia legge e scienze economiche all’università di Tel Aviv e, più tardi, storia dell’arte alla Sorbona di Parigi. Per molti anni è redattore della pagina letteraria del quotidiano israeliano Ha’aretz e per quattro anni attaché culturale dell’ambasciata di Israele a Londra. Autore prolifico di letteratura anche per l’infanzia, ha ricevuto diversi riconoscimenti letterari internazionali. In Italia è arrivato tardi ed è rimasto autore pressoché sconosciuto. Basti pensare che Il Minotauro – spy story d’amore, d’ambientazione mediterranea di cui Socci e Livne Calò ci propongono qui una originale interpretazione – pubblicato dall’autore nel 1980 e salutato l’anno successivo da Graham Greene come il miglior romanzo tradotto dell’anno, arriverà in Italia molti anni dopo e non conoscerà grande successo di pubblico. Edito nel 1997 per i tipi della piccola casa editrice “e/o”, nel 1999 è giunto alla sua terza ristampa. Dello stesso autore la piccola editrice “e/o” ha pubblicato Il frutteto, toccante parabola sul conflitto fratricida tra arabi ed ebrei; Il re dormiva quattro volte al giorno, storia di Yekutiel, protagonista che sembra sia nato già adulto e che a poco a poco torna adolescente e poi bambino; Requiem per Naaman. Cronaca di discorsi famigliari (1895-1974), saga che ripercorre, attraverso le vicende dei singoli componenti la dinastia, quasi un secolo di storia. I personaggi, osserva Margherita Rapin Pesciallo, traduttrice e curatrice di quest’altro bellissimo romanzo di Tammuz, «rispecchiano le caratteristiche peculiari del popolo ebraico: da una parte un pragmatismo capace di superare ogni ostacolo e di raggiungere grandi obiettivi, dall’altra un animo sognante e poetico troppo estraneo alle brutture del mondo per saperle affrontare. Lo Stato d’Israele si sviluppa anch’esso con due diverse anime: una collettiva e egualitaria, l’altra fortemente dominata dalla volontà di supremazia sulla popolazione araba e conservatrice. Due dimensioni si contrappongono, la poesia e le armi».
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