La vanità dello zero
Leggere i giornali in estate è una vera impresa. Se trovare la notizia persa in tutto ciò che viene scritto in inverno è difficile, in estate è praticamente vano. E così pagine intere non sul G8, ma sulla tale, studentessa della quale, che andrà a protestare, della tal altra, casalinga, pure lei a protestare, e anche il tale sindaco della Capitale, essendo che il suo partito non è più al governo, può permettersi di protestare, e i tali musicisti antiglobali, tutti a protestare. Pensiero dominante del “popolo di Marinedda” di oggi 9 luglio 2001: «Ma chi se ne frega dei tali!!!». Non è che il nostro cervello va in soffitta, va solo in vacanza, cioè si nutre di meglio, non vuole il peggio. Così voglio dedicare alla tale, alla tal altra, al tale, a chi scrive e a chi legge questo brano da I Miserabili di Victor Hugo, una di quelle letture impegnative che in estate si possono affrontare e fanno parte del meglio per il nostro spirito. «Vanità! Rattoppamento di tutto con parole ridondanti. Un ballerino è un professore, un saltimbanco è un ginnasta, un farmacista è un chimico, un parrucchiere è un artista, un maestro è un architetto, uno scarafaggio un pterigibranco. Lo zero, non volendo andare proprio nudo si è vestito di vanità»
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