LA “VARIABILE OREGON” DEI VALORI
Sebbene l’opinione diffusa sia che la guerra in Irak rappresenti la questione principale delle prossime elezioni, ho il sospetto che la vera questione sia quella dei cosiddetti “valori”: l’aborto e altre tematiche relative alla “vita”, nonché il matrimonio omosessuale. Il cuore pulsante di entrambi i partiti è costituito da coloro che considerano il presidente Bush come il difensore dell’identità cristiana della nazione (i repubblicani) e da coloro che, pur non essendo molto entusiasti di Kerry, considerano una vittoria democratica più necessaria che mai per difendere il diritto di ogni individuo di seguire il proprio codice morale. La paura e la rabbia reciproca tra le due parti sono ciò che realmente alimenta questa campagna elettorale.
Sono appena tornato da una breve visita a Seattle e Portland, in Oregon, probabilmente le due città americane dove la frequenza in Chiesa è la più bassa di tutto il paese. Nelle ultime quattro elezioni presidenziali, gli elettori dell’Oregon hanno scelto il candidato democratico, ma nelle scorse elezioni Al Gore ha battuto Bush con un margine di soli 6.765 voti. Ritengo che la ragione di questa risicata vittoria stia nel fatto che molti elettori al di fuori dell’area metropolitana di Portland abbiano votato repubblicano proprio a causa della questione dei valori morali. D’altra parte, molti possibili sostenitori di Al Gore hanno votato per i verdi di Ralph Nader, restringendo ulteriormente il suo margine di vittoria. Kerry potrebbe ancora vincere il voto elettorale dello Stato, ma il fatto che Bush sembri avere quasi altrettante possibilità è sorprendente in uno Stato dove il governatore, il segretario di Stato, il procuratore generale e il tesoriere, nonché quattro dei cinque membri del Congresso a Washington, sono tutti democratici. Il tasso di disoccupazione dell’Oregon è del 7,4 per cento (la media nazionale è del 5,4 per cento). Il 14 per cento della popolazionè al di sotto dei 65 anni è priva di assicurazione sanitaria, e quasi tutti non si fidano di Bush sulle questioni ambientali. Si tratta di uno Stato che ha circa 800mila elettori democratici, 700mila repubblicani e 420mila indipendenti. Nel corso degli ultimi hanni, questa coalizione di forze ha legalizzato l’eutanasia, ha permesso l’uso della marijuana per ragioni mediche e ha proibito le armi semi-automatiche. Bush si oppone ad ognuna di queste politiche. Come possono i repubblicani anche solo immaginarsi la possibilità di una vittoria di Bush in Oregon? La guerra in Irak è davvero la questione decisiva? O la guerra contro il terrorismo? Non credo. Penso che la vera questione sia quella culturale. Nelle aree urbane, persino i repubblicani sono liberal su questi temi (o libertaristi, che negano al governo il diritto di regolamentarli). Quest’anno, sulla scheda elettorale ci sarà una proposta sulla possibilità di proibire i matrimoni omosessuali in Oregon. I sondaggi indicano che il 53 per cento degli elettori è a favore di questa proposta. Buone notizie per Bush, forse addirittura motivi concreti per sperare in una vittoria. Se questa è la situazione in Oregon, viene da chiedersi come stiano le cose in Stati meno abituati al liberalismo culturale dell’Oregon. Sono i temi culturali, più dell’Irak, del terrorismo e dell’economia, quelli che possono decidere l’esito delle elezioni. Ed è per questo che spesso Bush difende le sue poltiche di guerra con un linguaggio religioso o morale.
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