LA VERA CONDIZIONE DELLA LIBERTA’
«Il problema del mondo di oggi è il problema del valore, del merito, della responsabilità, della libertà, dell’imputabilità. Ma poi è la questione della mortificazione, del rimorso, della vergogna. Tutta la vita passa così, a tutti i livelli. Una civiltà che non sia questo, del giudizio, non si concepisce neppure. Quello che a noi deve interessare è unicamente la mia responsabilità. E il deficit della nostra società è quello del programma. Farò qualcosa e con me faranno qualcosa gli altri. Ma chi saranno i programmatori? Programmatori saranno gli avventurieri anarchici di un mondo in dissoluzione: metà passato e metà futuro. E il presente sarà quello che nessuno riesce a fondare e a concludere».
Luglio 1978, Roma. Chiuso nel suo studio con il peso di cinquant’anni di filosofia sulle spalle (passati attraverso fascismi, comunismi e mille altri-ismi novecenteschi), Ugo Spirito riflette sulla contemporaneità. Laico da sempre, verga in pochi mesi una ottantina di pagine, di getto. Titolo: Ho trovato Dio. Quella ricerca interiore e quella riflessione sul presente, inedite, sono state pubblicate dalla Fondazione “U. Spirito”. Un percorso che, dinnanzi alle questioni etiche del mondo, apre una serie di interrogativi sui segni del nostro tempo. Chi detta l’agenda del fare cosa e come: clonazione, manipolazione del genoma, figli-farmaco per curare altri figli malati, bambini su misura alti, biondi e belli. Scrive Spirito: «Tra crisi e assenza di programma c’è identità assoluta. Ma allora dove andiamo a finire? La domanda è sempre la stessa e attende invano la risposta. Crisi e contemplazione della crisi si immobilizzano in una stasi disperata. Eppure il cammino sino ad allora compiuto ne indicava una, evidente: Ho trovato Dio. Debbo descriverlo. Ho trovato e dunque debbo continuare nel mio cammino. Perché sì, è vero, l’ipotesi della libertà assoluta è sorta tante volte ma la sua condizione è stata sempre e comunque quella della libertà religiosa».
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