La videocassetta dello scandalo
«Che facciamo? Ci limitiamo forse a leggere le notizie sul jihad per il gusto di sapere? La nostra religione è ancora oggi umiliata, il nostro onore calpestato, il nostro sangue sparso… Il jihad è imposto ad ogni uomo capace. È un dovere di ogni musulmano, un dovere che va osservato in compagnia e, se uno non dovesse trovare altri, anche da soli. Ci sarà jihad fino alla fine dei tempi, dice il nostro profeta. Dio quindi provvederà a fornire sempre gente disposta a compierlo. Non tralasciate questo dovere, fratelli. Qualcuno potrebbe obiettare: “E cosa faremo davanti ai carri armati dei nemici, davanti ai loro missili, davanti alle grandi potenze nel loro Nuovo ordine mondiale? Noi siamo pochi”. Sì, caro fratello, ma l’irruzione contro i nemici ti è prescritta anche quando sei sicuro che la tua azione non servirà a niente e che saresti ucciso. Come? Ci sono, dicono i nostri ulema, tre buoni motivi. Il primo, per ottenere il martirio; il secondo, per provocare con quell’azione l’ira del nemico che si vede sfidato da un piccolo; e il terzo, quello più importante, perché i non musulmani sappiano che tra di noi c’è chi è disposto a buttarsi pur sapendo che sarà ucciso. Allora, i nemici dell’islam ci temeranno. Temeranno i musulmani per compiere quanto prescritto nel Corano: “E preparate loro quel che potete di potenza e di forza per incutere il terrore nel cuore del nemico di Dio e vostro nemico”».
(brano tratto dalla cassetta “Il terrorismo è dovere religioso e l’assassinio è Tradizione”)
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