La vita

Di Tempi
12 Febbraio 2004
Francesco Petrarca, figlio di fiorentini esiliati

Francesco Petrarca, figlio di fiorentini esiliati, nacque ad Arezzo nel 1304. Qualche anno dopo, la famiglia si trasferì ad Avignone. Egli fu mandato dal padre Petracco a studiare giurisprudenza alle università di Montpellier e di Bologna, dove però decise di dedicarsi alla letteratura, appassionandosi a Virgilio, Cicerone e ai lirici toscani. Alla morte di Petracco, nel 1326, il Petrarca tornò ad Avignone e mise la sua penna al servizio della famiglia Colonna. Gli anni successivi furono quelli dell’incontro con Laura e dei viaggi in Europa. Grazie al suo stato ecclesiastico (prese gli ordini minori) Petrarca poté assicurarsi numerosi incarichi in tutta Italia e una sicura rendita economica. Fece ritorno ad Avignone nel 1342, dove incontrò Cola di Rienzo, che lo affascinò al punto da spingerlo a sostenere la riforma del governo in senso popolare e il ritorno di Roma a centro della cristianità, fino ad appoggiare la rivoluzione romana del 1437. Una decisione che costò al Petrarca la rottura con i Colonna. Dal ’53 fino alla pestilenza del ’61 visse presso i Visconti, ricevendo molte critiche dagli amici per la sua connivenza con i “tiranni” di Milano. Il supremo poeta volgare morì ad Arquà nel 1374. Gianfranco Contini, tratteggiando il passaggio storico e sociale segnato da Petrarca, scrive che egli fu il «primo grande individuo del ceto umanistico, conteso dai grandi della terra (…) per il lustro emanante dalla sua semplice presenza. Ha inizio l’epoca del letterato italiano, stipendiato o, nei peggiori casi, parassita di gran lusso, personaggio ufficiale che ha acquisito un’autonomia professionale».

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