La vita è un dono (da non mettere ai voti)
Capita di sentire politici, commentatori ed anche esponenti del mondo cattolico (a dispetto delle indicazioni delle autorità della Chiesa) che considerano illegittima e immorale la scelta dell’astensione al referendum sulla legge 40. Tuttavia essi si sbagliano per almeno tre ragioni.
1) Dal punto di vista di principio ogni cittadino è tenuto a contribuire al bene comune. Abdicare è una forma di disimpegno grave. Ma se l’astensione dal voto è motivata (cioè viene ritenuta in tutta coscienza e onestà il modo più efficace per collaborare al bene comune) essa non solo non rappresenta una forma di disimpegno, ma è l’espressione di un esercizio della cittadinanza pieno e responsabile.
2) Di fatto non è condivisibile una politica che faccia ricorso sistematico allo strumento referendario anche su tematiche così complesse, che richiedono una speciale conoscenza e competenza (come nel caso della fivet, della ricerca sulle cellule staminali, del ricorso alla diagnosi prenatale, ecc..). Oltretutto i cittadini non sono aiutati a formarsi un giudizio ragionevole sui fatti (gli stessi mezzi di informazione di massa testimoniano come sia difficile presentare le questioni in gioco nel referendum in termini non semplicemente sensazionalistici, emotivi e, talora, anche ideologici).
3) è la stessa Costituzione ad ammettere che l’elettore possa legittimamente non partecipare a una consultazione referendaria. Infatti, è vero che l’art. 48 della Costituzione dice che l’esercizio del diritto di voto è un dovere civico, ma questo articolo non si riferisce anche ai referendum abrogativi che sono invece disciplinati dall’articolo 75. Il quale fissa un doppio quorum per un referendum, nel senso che la proposta soggetta a referendum è approvata «se è raggiunta la maggioranza dei voti, ma a condizione che abbia partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto». Se la Costituzione ha fissato un quorum perché un referendum sia valido, ciò significa che la Costituzione stessa riconosce l’astensione come una delle possibili, legittime opzioni a disposizione del cittadino.
COME DISSE FASSINO…
Postilla. D’altronde considerazioni simili sulla legittimità del non andare a votare un referendum si possono rinvenire nelle dichiarazioni di Piero Fassino, il leader del maggiore partito tra quelli che cercano di abrogare la legge 40 e oggi tra i più accaniti nella denuncia dell’illegittimità dell’astensione. Infatti, in occasione del referendum del 15-16 giugno 2003 (sull’estensione dell’articolo 18 alle piccole aziende) i Ds avevano invitato i loro sostenitori a disertare le urne. E quando il leader del Prc Fausto Bertinotti criticò i diessini appunto perché ingaggiati nella propaganda per l’astensione, Piero Fassino replicò rinfacciando a Bertinotti il fatto che il Prc aveva dato la stessa indicazione in occasione del referendum del 18 aprile 1999 per l’abolizione del proporzionale.
Dichiarò allora Fassino: «Bertinotti che critica la scelta di non votare, invitò al non voto in occasione del referendum che riguardava l’abolizione del proporzionale». In effetti, proseguiva Fassino, «se un referendum è sbagliato, bisogna ridurne i danni, far mancare il quorum». In effetti ha ragione Fassino: il referendum sulla legge 40 è sbagliato, bisogna ridurne i danni, far mancare il quorum.
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