La vittoria di Berlinguer
Ecco i decreti attuattivi che hanno snaturato il disegno innovatore della stessa Moratti scatenando le ire degli amici della riforma scolastica (Confindustria, Regioni del Polo, CdO, mondo della formazione professionale).
Secondo ciclo
Il decreto sul secondo ciclo (una seconda bozza è stata presentata giovedì scorso ai sindacati) tradisce le promesse di una ‘pari dignità’ del percorso liceale e della Istruzione e formazione professionale (Ifp). Confindustria ha ottenuto una vittoria di Pirro: i percorsi degli Istituti tecnici finiscono negli indirizzi del Liceo tecnologico, ma vengono snaturati nelle loro natura professionalizzante. La nuova versione del decreto è migliorata, perché permette a ogni scuola di istituire sia percorsi liceali sia della Ifp, rinviando – giustamente – la questione del passaggio degli istituti alle Regioni all’attuazione della legge La Loggia. Rimane però pesantemente rigida la definizione dei quadri orari e degli obiettivi dei licei, e rimane la licealizzazione degli Istituti tecnici: un biennio uguale per tutti con pochissima caratterizzazione professionale. La vittoria postuma di Berlinguer.
Formazione e arruolamento degli insegnanti
Il decreto approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri del 25 febbraio prevede un unico momento di selezione all’ingresso alla laurea specialistica. Il numero degli accessi è calcolato sul fabbisogno previsto delle scuole statali aumentato del 10%. Al termine del biennio si conseguono insieme la laurea, l’abilitazione e l’immissione in ruolo. Durante il biennio è previsto un periodo di tirocinio, il giudizio positivo sul quale è condizione imprescindibile per ottenere la laurea. Segue un anno di ‘applicazione’ identico all’attuale anno di straordinariato, inutile formalità.
Stato giuridico
È un disegno di legge che dovrebbe ridefinire lo stato giuridico degli insegnanti, vecchio di trent’anni e figlio di una stagione ormai definitivamente tramontata (ma non nella scuola). Entra in conflitto con la consolidata pretesa dei sindacati di essere gli unici depositari del diritto di definire le condizioni della professionalità degli insegnanti. Dopo interminabili trattative, l’ultima bozza prevede tre fasce di progressione nella carriera degli insegnanti – docente, docente ordinario, docente esperto. Le modalità per il passaggio dall’una all’altra «saranno individuate d’intesa con i sindacati». Magari da un governo dell’Ulivo.
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