L’aborto (poco spontaneo)del baccalaureat

Di Arrigoni Gianluca
30 Giugno 2005
ALL'ESAME DI MATURITA' FRANCESE ASSEGNATI DUE TEMI FAZIOSI SU INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA E IMMIGRAZIONE. UN'EDUCAZIONE ACRITICA DI STAMPO GIACOBINO CHE NON PIACE A CANTENEUR E JOSTE

Parigi. Nelle scuole francesi sembra che la libertà di pensiero non sia più la benvenuta. Questo è quello che si può pensare leggendo due dei temi d’esame proposti a dei ragazzi che in questi giorni affrontano il baccalaureat, l’equivalente del nostro esame di maturità. Il primo di questi due soggetti si vuole di natura scientifica e riguarda la contraccezione e, più in generale, la procreazione, il controllo della riproduzione e l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), l’aborto. Nel testo d’esame si fa riferimento a un articolo del quotidiano Le Monde dello scorso dicembre che dice: «Trent’anni dopo l’approvazione della legge Veil (che ha depenalizzato l’aborto in Francia, ndr), “la contraccezione e, in caso di insuccesso, il ricorso all’Ivg hanno permesso il passaggio da un modello di maternità ‘costretta’ a quello di una maternità ‘scelta’, contribuendo così a ridefinire la parentalità, al femminile come al maschile”, stima Population et Sociétés. Contrariamente a quello che affermavano gli oppositori all’aborto quando si discusse la legge, la legalizzazione dell’Ivg non ha avuto un impatto demografico. “Un’Ivg non costituisce una nascita in meno ma una nascita riportata a più tardi in un contesto più favorevole”, spiega la signora Bayes (una ricercatrice, ndr). La fecondità francese, che era fortemente diminuita tra il 1964 e il 1976, si è stabilizzata: da trent’anni il numero di bambini desiderati dai francesi è immutato e le donne ne hanno sempre la stessa quantità». Ai ragazzi è stato chiesto: «a) Con l’aiuto del documento mettete in evidenza degli argomenti in favore dell’autorizzazione legale dell’Ivg in Francia. b) Argomentare l’idea secondo la quale l’aborto non è considerato come un mezzo di contraccezione».

LOGICA SCIENTISTA
Tempi ha voluto sapere cosa ne pensasse Jean-François Canteneur, direttore diocesano aggiunto dell’insegnamento cattolico di Parigi che, come direttore diocesano e seguendo l’esempio di alcune associazioni cattoliche, ha voluto reagire esprimendo in un comunicato delle critiche a questo testo d’esame. Jean-François Canteneur afferma di non credere a un desiderio di provocazione di chi ha elaborato quel soggetto: «Ho l’impressione che quelli che lo hanno proposto non si sono nemmeno resi conto di quanto potesse essere provocatorio, ed è questo ad essere preoccupante. La legge sull’Ivg prevedeva una depenalizzazione dell’aborto per delle situazioni estreme. Oggi è invece normale considerare l’aborto come un ricorso logico nell’eventualita di un fallimento della contraccezione. A prevalere sembra debba essere, in ogni caso, il controllo sulla regolazione delle nascite». Canteneur mette anche in evidenza quelli che considera come degli artifici semantici contenuti nel testo: «Si evita di parlare di un aborto depenalizzato e si utilizza il termine “legalizzato”. Non si è più quindi nell’eccezione, che va depenalizzata per rispondere a delle situazioni estreme, ma si è nella legalità. E quello che è legale ha generalmente una connotazione positiva. Oppure si sostiene che si è passati da una maternità “costretta” a una maternità “scelta”. è una caricatura, o perlomeno una riduzione sorprendente. Non credo si possa dire che fino al 1975 si fosse “costretti” a diventare genitori, o allora vuol dire che quelli che hanno scritto il soggetto per l’esame sono figli di questa “costrizione”».
Canteneur critica anche lo scientismo e la mancanza di riflessione etica presenti implicitamente nel testo: «Quelli che hanno proposto quel testo d’esame devono essere convinti che si può studiare un soggetto come l’aborto da un punto di vista esclusivamente tecnico, e quindi considerarlo in modo anodino. Alle nostre critiche il ministero ha risposto dicendo che bastava studiare gli argomenti senza necessariamente difenderli o condividerli. Certo, si può dire che si tratta di un esercizio completamente artificiale che consiste nel costruire un’argomentazione senza farsi coinvolgere da quello che si sta facendo, come se si parlasse di pomodori, ma credo che per un adolescente parlare dell’aborto non sia la stessa cosa. A preoccupare è questo aspetto tecnologico, scientista, che vorrebbe poter studiare le cose da un punto di vista freddo e distaccato, senza nessuna riflessione morale. è come se la scuola pubblica e i pedagoghi volessero disertare completamente un terreno come quello della riflessione etica. Ma com’è possibile dissociare un soggetto come l’aborto dalle questioni etiche? Il risultato è che non c’è il necessario rispetto per gli allievi, che in questo caso sono costretti a non riflettere e a inventarsi un punto di vista che in realtà è precostituito nel testo d’esame».

ANTIRAZZISMO IDEOLOGICO
L’impossibilità per gli allievi di poter eventualmente esprimere il loro pensiero critico è una delle ragioni che hanno spinto un’associazione di professori, “Sauver les Lettres”, a reagire contro un altro soggetto d’esame, nel quale è stato chiesto agli allievi di scrivere le proprie impressioni sul razzismo basandosi su una canzone di Pierre Perret. Nella canzone, una giovane somala immigrata in Francia, Lily, è vittima dell’intolleranza e del razzismo. Il testo della canzone non è che la lettera scritta da questa giovane somala, che racconta alla propria famiglia rimasta nel paese d’origine le sue difficoltà. Nel testo d’esame si chiede agli allievi di riscrivere una lettera simile «tenendo conto delle situazioni evocate nel testo di Pierre Perret e sviluppando l’argomentazione di Lily».
Un membro dell’associazione “Sauver les Lettres”, Agnès Joste, professoressa di Lettere e autrice nel 2002 di Contre-expertise d’une trahison. La réforme du français au lycée (Ed. Mille et une nuits), ci spiega perché lei e l’associazione hanno deciso di reagire: «Il soggetto chiedeva praticamente all’allievo di scrivere la stessa cosa scritta da Lily alla propria famiglia. Si era quindi costretti a ripetere quello che già c’era nel testo iniziale lasciando perdere la riflessione personale. Nel baccalaureat di francese, normalmente, si deve verificare se gli allievi hanno assimilato i programmi e, oltre alle loro conoscenze in letteratura e alla loro capacità ad esprimersi correttamente in francese, si dovrebbe fare il necessario per capire se sono in grado di elaborare un giudizio critico autonomo. In sintesi è questo, quello che dovrebbe chiedere agli allievi. Ma da qualche anno ci si è messi a proporre dei soggetti d’esame come quello di cui stiamo parlando, con un contenuto dal quale è esclusa la riflessione, non potendo l’allievo dire il contrario di quanto sostiene il testo. Non si può quindi difendere un punto di vista contraddittorio e non c’è nessuna prospettiva dialettica. E non è un caso se si tratta di soggetti che rimandano continuamente l’allievo ai suoi sentimenti e al suo punto di vista individuale. Così viene esclusa una riflessione più generale sull’economia, sulla politica, sulla società. Per carità, va benissimo che si cerchi di far capire ai ragazzi quali possono essere le difficoltà degli immigrati e che non bisogna essere razzisti, ma in questo caso la scelta è ideologica. è una nuova forma di terzomodismo o di “angelismo”, che vuol far credere che basta la propria volontà individuale per opporsi alla violenza e al razzismo. Invece di fare del francese, si fa della morale».

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