Laburisti. A parole
Il convegno di Pontignano, pensatoio italo-britannico organizzato dal British Council e giunto alla sua tredicesima edizione, è un appuntamento di quelli molto “in”: ovvero esserci fa tendenza anche se quanto discusso è destinato purtroppo a restare lettera morta. Lo scorso week-end, per tre giorni, le migliori menti della sinistra liberal italiana si sono incontrate con i loro colleghi d’Oltremanica per parlare, udite udite, di “valore dei valori”: un titolo che vuol dire tutto e niente, metafora elegante alla quale girare attorno con ricami intellettuali e pizzi politologici salvo poi scontrarsi con la dura realtà. Ovvero, il Labour in Italia è rappresentato certamente più dalla CdL che dall’Unione. Il perché è presto detto, basta addentrarsi nell’agenda autunnale del governo di Tony Blair per capire come il centro-sinistra nostrano non possa, per oggettivi impedimenti ideologici, dirsi contiguo alla politica del 10 di Downing Street. Le priorità per il trimestre sono tre: scuola, sanità e ordine pubblico; ma prendiamo in esame solo il primo di essi. Per quanto riguarda l’educazione Lord Andrew Adonis, ex consigliere politico di Downing Street, ha approntato – nelle scorse settimane – un white paper per l’ampliamento del modello di city academies finanziate dai privati e gestite con criterio manageriale. Attaccate da sinistra, queste istituzioni sono il vero e proprio pallino del primo ministro: che, stando a indiscrezioni, avrebbe già deciso il loro aumento da 20 a 200 e la possibilità che Whitehall obblighi i local councils riottosi a facilitarne l’apertura. La scelta sarà seguita dall’introduzione di nuovi standard educativi finanziati da un trust governativo ad hoc. Il piano prevede anche la rimozione del potere di controllo sulle scuole da parte delle autorità locali e la possibilità per i presidi, intesi ormai come veri e propri manager, di gestire le scuole in base alle proprie scelte come se si trattasse di una vera e propria azienda: in caso di successo, più fondi statali. In caso di fiasco, il licenziamento.
Ma soprattutto l’impegno laburista vuole i genitori al centro del sistema educativo e la libertà di scelta come criterio base della nuova società. Dal prossimo mese di novembre, infatti, i genitori degli studenti, riunitisi in gruppi, potranno beneficiare di denaro statale per creare nuove scuole in cui far studiare i propri figli. Lo stesso potrà accadere con aziende private e charities, in un piano che intende eliminare del tutto il monopolio statale sull’istruzione: «Stiamo approntando piani sperimentali per monitorare i risultati, siamo fiduciosi sul fatto che entro l’autunno potremo entrare nella fase dell’operatività per almeno una trentina di progetti», ha chiosato il ministro dell’Educazione, Ruth Kelly, di fronte alla Local Government Association. Una scelta perfettamente in linea con il manifesto elettorale del Labour, che prometteva infatti maggior centralità dei genitori nel processo formativo ed educativo dei figli: una scelta che oltre a puntare ad un miglioramento del sistema e dei suoi standard mira anche a responsabilizzare maggiormente le famiglie rendendole più attivamente partecipi della vita dei figli, attitudine che nelle intenzioni di Downing Street garantirebbe anche un maggior controllo dei potenziali comportamenti devianti e anti-sociali. Inoltre in onore alla politica del naming and shaming avviata fin dal primo mandato a Downing Street per combattere la piaga della scarsa qualità dell’istruzione britannica, il Cabinet ha sancito che tutte le scuole con i conti non in regola avranno dodici mesi – e non più da 18 mesi a sei anni come è stato fino ad ora – per mettersi a posto: altrimenti verranno chiuse e riaperte affidandole a nuovi dirigenti e responsabili provenienti da istituti coi migliori risultati.
Bene, quanto di tutto questo è conciliabile con il programma dell’Unione, scesa in piazza con truppe sindacali d’assalto contro la pur tiepida riforma Moratti e pronta alla scontro frontale per contrastare lo “scandaloso” buono scuola della giunta lombarda guidata da Roberto Formigoni? D’altronde, le coincidenze non accadono mai per caso: mentre a Pontignano andava in scena il meet-and-greet di commiato, al Mazda Palace di Milano il candidato premier del centro-sinistra, Romano Prodi, gridava fiero ai compagni intervenuti la sua volontà di difendere il welfare state così com’è, «la più grande conquista del Novecento». Qualcuno può dirgli, per favore, che siamo nel 2005?
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!