«L’agenda di D’Alema è la mia». Ah! Impareggiabile Montezelig
´ «Non è che abbiamo fatto questa Finanziaria perché siamo dispettosi e vogliamo colpire gli italiani», dice Dario Franceschini al Corriere della Sera (23 ottobre).
No? E com’è che nascono certe impressioni?
´ «Ho sempre fatto cose di cui sentivo l’urgenza», dice Francesca Comencini a Repubblica (23 ottobre).
Speriamo tutti che stia parlando di film.
´ «Non è foraggiando le ‘claque’ o occupando le piazze amiche che si discute del futuro del paese», dice Romano Prodi a Repubblica (22 ottobre).
E com’è che si discute seriamente del futuro del paese? Solo con l’assistenza di Angelo Rovati?
´ «In Italia niente scioperi, niente popolo in armi; almeno per ora, ma una sorta di brusio ininterrotto nelle stanze del potere», dice Barbara Spinelli sulla Stampa (22 ottobre).
La Spinelli, se andasse al bar o prendesse un taxi, riuscirebbe a cogliere un certo brusio anche fuori dalle stanze del potere.
´ «Un buon governo è quello capace di rassicurare la società, motivandola al cambiamento, di comunicare l’ottimismo del cambiamento», dice Mario Draghi alla Stampa (22 ottobre).
Ma che fa? Sfotte Tommaso e anche Padoa e persino Schioppa?
´ «Sarebbe più opportuno mettere in luce la differenza tra coloro che credono e coloro che credono di non credere. Anzi tra coloro che credono di credere e coloro che credono di non credere», dice Massimo Cacciari alla Stampa (22 ottobre).
Picasso ha avuto il periodo blu, poi quello rosa. Il noto filosofo lagunatico è arrivato al suo periodo ‘sotto la panca la capra crepa, sopra la panca la capra campa’.
´ «Se è in atto il grande inciucio di sicuro non sono nella lista delle persone che saranno avvisate per prime», dice Antonio Di Pietro al Riformista (21 ottobre).
L’ex pm è in lista solo per piccoli inciuci, piccoli prestiti, piccoli partiti. Una nanoesistenza.
´ «A volte questo amatissimo centrosinistra non riesce a trasmettere l’idea che il produrre possa produrre valori e generare senso civico», dice Pierluigi Bersani alla Repubblica (25 ottobre).
A volte.
´ «Caro Valentino, non sono d’accordo. Che cosa c’è stato di magari brutale ma geopoliticamente necessario nell’invasione dell’Ungheria, che tu ritieni giustificata allora e valida ancora oggi?», dice Rossana Rossanda sul Manifesto (25 ottobre).
Solo due mesi fa la ragazza del secolo scorso che oggi fa l’idealista con Parlato, raccontava come Mao abbia fatto il 70 per cento di cose giuste.
´ «Oggi è difficilissimo che i partiti lascino spazi rilevanti a chi viene da fuori», dice Giovanni Bazoli al Corriere della Sera (25 ottobre).
Però quando chi viene da fuori è accompagnato da una grande banca, uno strapuntino glielo si rimedia sempre.
´ «Converrebbe guidare con la massima sobrietà un’amministrazione», dice Claudio Rinaldi sull’Espresso (26 ottobre).
Un appello quasi accorato a Vincenzo Visco: inutile, però. Il sangue dei contribuenti dà inevitabilmente alla testa.
´ «Si è data l’impressione di un’approssimazione tecnica», dice Ezio Mauro su Repubblica riferendosi alla preparazione della Finanziaria (25 marzo).
Eh sì. È girata molto quest’impressione.
´ «L’agenda di D’Alema è la mia», dice Luca Cordero di Montezemolo a Repubblica (24 ottobre).
Ah! Impareggiabile Montezelig.
´ «Nel programma dell’Unione c’è scritto che non bisognerebbe più parlare di riforma delle pensioni», dice Franco Giordano al Manifesto (26 ottobre).
Ma quello dell’Unione è o sarebbe un programma?
´ «C’è un legame tra i Mastella e l’America che prescinde dalla politica», dice Clemente Mastella al Corriere della Sera (26 ottobre).
Niente politica? Solo mozzarelle?
´ «Non è ipotizzabile pensare ad una trattattiva dove il sindacato ha una posizione e nel governo ce ne sono due o tre», dice Guglielmo Epifani alla Stampa (26 ottobre).
Il governo deve avere una posizione unica. Quella del sindacato (Cgil, naturalmente).
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