LAICI E CATTOLICI INSIEME DOPO IL 13 GIUGNO, E’ L’AUSPICIO DI GASPARRI
Con il referendum del 12 e 13 giugno ha preso corpo un ampio fronte che non dobbiamo assolutamente disperdere. Dobbiamo peraltro, a beneficio di questo responso popolare, evitare di darne una lettura limitata che possa consentire agli sconfitti di denunciare una sorta di offensiva “clericale”. A tal proposito, una saggia chiave di lettura è stata offerta nei giorni scorsi dal presidente del Senato Marcello Pera in un’ampia intervista al Giornale. «Esiste una religiosità diffusa in Italia e in altre parti dell’Occidente, di cui a lungo non si è tenuto conto – ha detto Pera – che certamente è stata interpretata dalla Chiesa cattolica, ma che va oltre l’obbedienza stretta dei fedeli». Hanno vinto i valori ma ha vinto anche una politica ispirata a quei valori. Hanno vinto i cittadini, ha vinto un’interpretazione della vita di cui anche la politica nella sua laicità ha estremo bisogno. «A vincere quel referendum sono stati sia laici che credenti – aggiunge ancora Pera -. La grande novità del voto del 13 giugno è aver dimostrato che quella tra laici e cattolici è una vecchia distinzione non più adeguata alla realtà. Un partito che voglia farsi orecchio attento a quei sentimenti è un partito che ha dentro di sé tanto laici quanto cattolici. Un partito che facesse proprio le cose sin qui dette sarebbe già a metà dell’opera, perché avrebbe già definito una cornice di carattere culturale».
Ci sono, in queste riflessioni di Pera come in tante altre del dopo referendum, elementi su cui lavorare. Anche per chi è impegnato nei cantieri della politica per costruire e immaginare nuovi contenitori, che possano sintetizzare antiche esperienze ma proporne ulteriori sintesi. C’è un prima ed un dopo quel referendum. Non dobbiamo enfatizzarne la portata ma chi lo ha sottovalutato prima e chi dovesse sottovalutarlo oggi farebbe un errore molto grave. Senza alimentare scontri tra Guelfi e Ghibellini, annuncio di un nuovo millennio, dobbiamo trovare il significato profondo di questa scelta che gli italiani hanno fatto e che si ricollega ad altri eventi che hanno riguardato il mondo cattolico ma che hanno evidenziato un bisogno di spiritualità che va ben oltre i suoi, già del resto ampi, confini.
Ecco perché nei cantieri della politica dobbiamo essere consapevoli che non si può prescindere dai riferimenti di valori. Una spiritualità che può riempire un vuoto che oggi, ad esempio, la crisi dell’Europa rende ancora più ampio e che ci fa capire come anche quel modello europeo entra in crisi perché non ha saputo parlare al cuore ed alla coscienza dei popoli. Dal 13 giugno può iniziare per molti un nuovo e più importante cammino.
Maurizio Gasparri
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