L’AIDS è UN DIRITTO

Di Arrigoni Gianluca
13 Gennaio 2005
C’è un caso recente, accaduto in Francia, che farà giurisprudenza.

C’è un caso recente, accaduto in Francia, che farà giurisprudenza. Christophe Morat, che dal 1998 sapeva di essere sieropositivo e di aver contratto l’Aids, ha avuto rapporti non protetti con alcune ragazze contaminandole volontariamente. Le ragazze, quando lo hanno scoperto, l’hanno denunciato. Così Morat è stato condannato a sei anni di prigione senza la condizionale per «somministrazione volontaria di una sostanza nociva che ha causato una infermità permanente». Per giustificarsi, Morat ha sostenuto davanti agli inquirenti di non aver rivelato la propria sieropositività per paura, perché «la sieropositività è una tara».
Sul rischio di contaminazione per le sue conquiste, Morat ha risposto di non considerarsi responsabile perché «è un rischio attuale che tutti conoscono». Questo galantuomo ha giustificato il non uso del preservativo proclamandosi affetto da un’allergia al lattice di gomma. Nel frattempo, una delle ragazze si è suicidata andando a sbattere con la sua macchina contro un albero.
C’è a chi questa condanna non è piaciuta. è il caso di Christian Saout, presidente dell’associazione Aides, indignatosi per la sentenza: «Per non rischiare di essere condannati, sarà meglio non sapere di essere sieropositivi o malati di Aids». Sulla stessa linea, Eric Labbé, portavoce dell’associazione Act-Up, che considera la condanna come controproduttiva: «La pedagogia non passa dalla prigione». Sembra che a Christian Saout e ad Eric Labbé non passi nemmeno dall’anticamera del cervello che Christophe Morat ha volontariamente fatto del male alle ragazze che ha contaminato. Per Saout e Labbé, esiste dunque un “diritto” alla contaminazione. Tutto, naturalmente, in nome della “pedagogia”.

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