L’albero di un’altra Cgil. Ha radici a Milano e fronde Panzeri

Di Nicola Imberti
26 Febbraio 2004
S’avanza all’opposizione una strana sinistra

S’avanza all’opposizione una strana sinistra. Sui giornali la chiamano “riformista” contrapponendola a quella radicale e comunista dei Bertinotti e dei Cossutta. è la sinistra di Romano Prodi che, ancor prima di affermarsi a livello elettorale, ha già un merito: quello di creare spaccature e divisioni ovunque cerca di introdursi. Di spaccatura in spaccatura la sinistra riformista attacca oggi uno degli ultimi baluardi del comunismo militante: la Confederazione Generale del Lavoro (Cgil).
La scena sembra tratta da un film di Moretti. Roma, giovedì 19 febbraio, teatro Eliseo. All’ingresso due scatole, poco più in là un cartello scritto a mano invita i partecipanti a contribuire generosamente (10 euro a testa) alla sottoscrizione per coprire il costo della sala. Il teatro è pieno e ciascun partecipante esibisce orgogliosamente la sua copia dell’Unità. Sopra il “tavolo della presidenza” un cartellone con la scritta “Europa – autonomia – lavori. è tempo di costruire una piattaforma unitaria”. Si aspetta solo che, da un momento all’altro, qualcuno salga sul palco e agitando l’Unità arringhi la folla dei compagni. E invece no.
Dal tavolo si alza ad un tratto un distinto signore in giacca e cravatta, è Antonio Panzeri già segretario della Camera del Lavoro di Milano oggi responsabile europeo della Cgil. La sua relazione è molto chiara fin dalle frasi iniziali: «Questa nostra iniziativa ha un semplice obiettivo. Quello di portare un contributo serio e approfondito alla determinazione di una linea efficace del sindacato in una fase alquanto delicata quale è quella che stiamo attraversando».
Ma come? Ma «di qualcosa di sinistra»! Che fine hanno fatto i capitalisti, l’orgoglio dei proletari e i compagni? Almeno una frecciatina a Berlusconi la si potrebbe anche lanciare. E invece Panzeri incalza: «Nella sostanza, nell’attuale situazione politico-istituzionale e di evoluzione del quadro economico il sindacalismo confederale si trova in una posizione per gran parte da definire. Al di là della forza dimostrata in questi ultimi mesi, deve far fronte a due grandi interrogativi che riguardano il proprio ruolo, in nome degli interessi sociali che rappresenta, i quali da un lato “pretendono” la difesa più intransigente e dall’altro, in nome delle difficoltà economiche, esigono una linea che sappia riproporre una responsabilità generale».
“Responsabilità”, questa è la parola d’ordine di questa ala riformista della Cgil, i “dalemiani” come li chiamano alcuni giornalisti presenti. E che siano molto di più di una corrente minoritaria lo si capisce dal parterre dell’Eliseo, dove siedono, tra gli altri, Piero Fassino e Ugo Intini. Quello che è particolarmente chiaro è che questo 19 febbraio passerà alla storia come il giorno in cui è nata la “terza anima” della Cgil, autonoma e distinta da quella “corporativa” e da quella “politicista”. Cofferati è un passato lontano e niente affatto rimpianto. Ed Epifani? «Ed in questa ricerca e approfondimento – conclude Panzeri – pensiamo che ci sia lo spazio anche per le nostre idee. E chi immagina il contrario sbaglia, compie un grave errore di sottovalutazione». E dalla curva si alza un coro: «Dove sta? Dove sta? Epifani, Epifani, Epifani dove sta?».

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