L’altro e la legge di Maria
Tiziana Maiolo, “Perché Maria va costretta a vivere”, Libero, 3 febbraio.
«Perché la vita viene prima di tutto».
Emanuele Severino, “La legge di Maria”, Corriere della Sera, 3 febbraio.
«Perché voler ad ogni costo che Maria abbia della vita e della morte il senso dei benpensanti del nostro tempo, così sicuri della superiorità delle loro idee rispetto a quelle degli altri?».
Roberto Colombo, “Medicina della persona non gestione della salute”, Avvenire, 4 febbraio.
«Il realismo chiede al medico di considerare che il bene della salute non esaurisce la domanda di salvezza che sgorga dal cuore di ogni uomo malato. Dall’uomo, anche quello in camice bianco, non può venire la salvezza. Essa può venire solo dal di fuori dell’uomo. Solamente così il medico sarà capace di portare il peso di un’apparente sconfitta nella certezza morale che un Altro è la salvezza. Lo stesso realismo porta il paziente a considerare la propria libertà non come l’impossibile scelta tra tutte le molteplici opzioni sanitarie, ma la sola possibilità di cercare la salute senza smettere di domandare la salvezza».
COMMENTO
Irrispettosa bagarre sul caso della signora Maria: tutti si permettono di dire che cosa dovrebbe fare. Le continue opinioni circa la correttezza, o meno, della sua decisione e le puntualizzazioni in merito al raggio d’azione cui è confinato il lavoro medico, lasciano il tempo che trovano: non risolvono, infatti, il dramma del dottore di fronte a un paziente che rifiuta la possibile cura, né il dramma di un paziente che si lascia morire. È vero che la vita viene prima di tutto – sembra inopinabile – ma la libertà deve riconoscerlo. Evidentemente, la libertà è un mistero, ed è misteriosamente chiaro ciò a cui la libertà si rivolge: la salvezza. Non troviamo migliori parole di quelle di Colombo: «La salvezza può venire solo dal di fuori dell’uomo», da un Altro. Per questo noi preghiamo l’Altro, di cui parla Colombo, che Maria non smetta di domandare la salvezza cercando la salute.
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