L’amnesia di un funerale che dimentica la morte nell’ultimo spettacolo intorno al grande tenore
Fin dalla notte, le truppe corazzate delle tv presidiano Piazza Grande. Han parcheggiato i camion dietro al Duomo, ognuno con la sua parabolare sul tetto, inclinata a cercare il suo satellite. Dentro, pareti di monitor e spie lampeggianti, tecnici che affannati provano audio e colore. Gli operatori delle tv americane e nordiche, alti, biondi, girano con lunghissimi microfoni in spalla, come giannizzeri di un esercito mercenario. Su un palco, in faccia al Duomo, si allineano sui cavalletti cinquanta telecamere. Cnn, Abc, Eurovision, ma i lunghi obiettivi neri fanno pensare alle bocche dei fucili di un plotone, pronto, a un ordine, a far fuoco. Un esercito, le retrovie di un esercito accampato prima di una memorabile battaglia, pensi mentre ti aggiri per Modena. Artiglieria, fanti, e generali, con la faccia famosa dei conduttori dei tg. Mentre dalla batteria di telecamere partono reti di cavi elettrici che strisciano sotto i portici verso i camion antennuti. Ci inciampi, e ti paiono tentacoli di piovra che annodano famelici la piazza di una finora tranquilla piccola città. Eccolo, il “circo mediatico”, oggi è in tournee a Modena, ed è un circo, davvero. Questa piazza gremita, la bella cattedrale, le nostre facce entrano nelle case di tutto il mondo, mentre i giornalisti urlano nei cellulari le loro corrispondenze in portoghese, coreano, giapponese. Tutto oggi, qui in Piazza Grande, è catturato e riprodotto mille volte, come in un caleidoscopio, per milioni di occhi. Nulla potrebbe sfuggire.
Nulla? In Duomo al mattino, nel feretro ancora aperto, il famoso tenore è truccato come per l’ultimo spettacolo, lo sparato bianco sotto allo smoking, il velluto della bara bordeaux come il sipario della Scala. La morte, oggi a Modena si è abilmente occultata. Ciò che vedi è un grande show, con la gente qui fuori pronta a fotografare il corteo col cellulare. Solo, nel caldo ancora da estate, fra le navate il profumo troppo dolce dei fiori delle corone che appassiscono. Quello in tv non si sente, ma è il primo fiato, gentile, dell’unica grande non invitata al funerale di Piazza Grande. Per ore, nel sole, nella calca, nelle riprese, questo sembra uno dei Pavarotti & friends. Solo l’arcivescovo dall’altare, con garbata austerità, ricorda che questa è l’ora, dopo tanto rumore, del silenzio. Solo lui chiama quella bara «barriera insormontabile». Non è un sipario, quel velluto rosso, non si riaprirà per placare gli applausi. Modena l’8 settembre sembra il luogo di una amnesia collettiva e planetaria: c’è il funerale, ma non si vede la morte. A meno di non stare molto attenti a quell’odore di fiori che si sfanno.
All’uscita del feretro in piazza, un tuono riempie l’aria. Orgogliose, splendenti le Frecce Tricolori in formazione perfetta tracciano il cielo di bianco, rosso, verde. E tutti alzano gli occhi a quel fiero saluto a un principe – e nessuno, nella raffica dei flash, al primo lento muoversi del carro verso il cimitero.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!