L’anonima sequestri nord-coreana
Kim Hyon Hi è il nome della spia nordcoreana condannata per aver organizzato nel 1987 l’attentato al jet di linea sudcoreano 858 schiantatosi al largo della Birmania causando la morte di 150 passeggeri e dell’equipaggio. Durante le indagini che seguirono, la Kim, che aveva girato per Europa e Asia con un falso passaporto giapponese, testimoniò come tra l’aprile 1981 e il marzo 1983 fosse stata addestrata a passare per giapponese da Yaeko Taguchi. Le dichiarazioni della spia furono sempre seccamente smentite da Pyongyang, l’autoproclamata capitale della pace e uguaglianza mondiale, come menzogne della propaganda imperialista nippo-americana. Questo fino al 17 settembre scorso, quando nel corso dello storico incontro con il premier giapponese Koizumi, Kim Jong Il ammise candidamente il misfatto. Il nome di Yaeko Taguchi, poi, rientra tra quei disgraziati che sarebbero ormai deceduti per “incidenti” di vario genere e le cui tombe sarebbero state tutte (pensate un po’ come va il mondo dalle parti del socialismo realizzato) spazzate vie dalle alluvioni. A questo punto si tratta quindi di cose note, se non fosse che… Kim Hyon Hi organizzò l’attentato al jet Kal 858 da Macao, a quei tempi ancora possedimento portoghese che lo speciale status politico e la presenza di molti casinò avevano trasformato in una perfetta base dello spionaggio internazionale. La presenza di basi dei servizi segreti nordcoreani a Macao è accertata da tempo e così i loro traffici, che tra l’altro continuano a tutt’oggi. Nel 1978, lo stesso anno in cui Yaeko Taguchi fu rapita e portata in Corea del Nord con altre tre coppie di giapponesi, proprio a Macao scomparvero misteriosamente tre donne, due cinesi e una tailandese. A differenza della vicina Hong Kong, Macao non è una megalopoli e le autorità subito sospettarono che le donne fossero state rapite ma non si seppe da chi. Anni dopo un confidente nordocreano passato al Sud affermò di riconoscere le tre donne. Se dunque la sua testimonianza è attendibile, e non c’è motivo di dubitarlo, la pratica del rapimento non fu adoperata solo nei confronti del giapponesi o dei coreani del sud (500 secondo fonti di Seul). Le ammissioni di Kim Jon Il indicherebbero solo la punta dell’iceberg di un sistema ben più internazionalizzato. Secondo alcuni testimoni, poi, il marito di Hitomi Soga, un’altra giapponese rapita dai nordcoreani, sarebbe addirittura un ex-soldato americano. Chissà cosa ne dicono all’Agenzia.
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