L’ansia di vivere dei ragazzi in vacanza a Rethimno, come noi allora, certi di essere giovani per sempre
C’è un angolo del paese di Rethimno, a nord di Creta, dove la sera si concentrano i ragazzi venuti in vacanza da tutta Europa. Accanto al porto, uno dopo l’altro, i locali allargano i tavolini sui marciapiedi, lasciando a stento un passaggio. E, dalle undici in poi, qui attorno nessuno ha più di vent’ anni. Proprio nessuno. L’adulto che attraversi questa terra di adolescenti si sente intruso, sotto sguardi stupiti : tu sei vecchio, che cosa vuoi?
Li guardi. Riconosci i nordici dal biondo splendente, e i tedeschi con la pelle chiara scottata dal sole. Gli italiani chiassosi, e la cadenza bella della lingua spagnola. Vengono da Düsseldorf , da Milano, da Oslo e da Amsterdam.Questa è la vacanza sognata per tutto l’anno nelle loro città nordiche e grigie. Ora la scuola e gli esami sono finiti, la famiglia è lontana, ora si è liberi – ora, finalmente, si vive.
Le ragazze vengono a piccoli gruppi, tenendosi per mano. Le più belle incedono fiere, assaporando già gli sguardi che si volteranno a inseguirne le lunghe gambe abbronzate, i capelli lucenti. Nelle altre riconosci l’esito di un lungo lavorio davanti allo specchio: nel trucco elaborato degli occhi, negli orecchini pendenti che oscillano ai loro passi mentre si affrettano all’appuntamento. Le sgraziate, le brutte, camminano più svelte e con le spalle un po’ curve tra i coetanei – come con un po’ di vergogna. E quelle che vogliono mostrarsi già grandi guardano bene negli occhi i ragazzi ipnotizzati dai loro shorts invisibili. I maschi pure vanno a branchi, parlando ad alta voce quasi a farsi coraggio. Spesso gli uni e le altre arrivano a gruppi di soli uomini o donne, e si siedono ai tavoli a bere una Coca, intimiditi e come in attesa. Gli sguardi fra i tavoli si incrociano, ma la notte è appena cominciata. Ci vorrà della birra, dell’ouzo o qualcos’altro per farsi coraggio e avvicinarsi a quella biondina là in fondo, che ti ha guardato quando le sei passato davanti.
Fra lo squillare di cellulari, i piercing, le magliette con su scritto “shit as usual”, “merda come al solito”, come sembrano tuttavia simili questi diciottenni a quelli che noi siamo stati. Anche loro, come noi allora, certi di essere giovani per sempre, e che sia un’altra razza di uomini, quella che cammina poco più in là con i capelli grigi. Affacciati a questa notte d’estate, ansiosi di vivere – finalmente. Nell’attesa di una gioia piena. Tutto l’incrocio di sguardi fra i cento tavoli di Rethimno dice di questa attesa.
Più tardi, quando la notte sarà fonda, le voci saliranno e scoppieranno in risate. Le coppie se ne andranno su una spiaggia. All’alba, per terra, una distesa di cicche, lattine di birra e qualche chiazza di vomito, perché si è bevuto molto. I ragazzi venuti dall’Europa adesso dormono, con le loro facce nel sonno ancora da bambini. E chissà se l’attesa è stata appagata – se la domanda, in questa notte d’estate, ha trovato risposta.
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