L’ANTIVIRUS DELLA CHIESA DI CUI HANNO BISOGNO TUTTI

Di Lenzi Massimiliano
07 Luglio 2005

«Uno spirito laicista, il cui modello era la Francia della Terza Repubblica, in Italia si era facilmente potuto rivestire di un mantello politico-nazionale. Di qui la lotta culturale italiana (una sorta di Kulturkampf de’ noantri) che ridusse il cattolicesimo militante e le istituzioni ecclesiastiche, soprattutto però la cultura cattolica, nella situazione di minoranza; così anche i credenti si abbandonarono a quel complesso di inferiorità che altrove era stato superato». Mario Bendiscioli (1903-1998), storico, germanista e intellettuale cristiano, negli anni Trenta, in un intervento sulla vita religiosa nell’Italia del suo tempo, affrontava il relativismo della timidezza che attanagliava molti credenti nel dirsi cristiani, invocando, come reazione, il recupero della tradizione e della liturgia della Chiesa. «La rinascita – sottolineava – sarà un nuovo orientamento degli animi e delle istituzioni che si esprime nei cattolici legati alla tradizione, in un atteggiamento molto più illuminato e cosciente dei propri valori, in uno spostamento dell’interesse dalla periferia al centro della religione. Oggi, fascinata da un miraggio di libertà sconfinata, lanciata alle esperienze più folli, ignara delle basi dogmatiche e storiche del cristianesimo, la vita religiosa delle classi colte, in Italia, tende a diventare un vago sentimentalismo di famiglia o di razza, disposto più facilmente ad ammettere queste forme di cristianesimo privo di lineamenti precisi che non l’austera forma logica e disciplinare del cristianesimo».
Affidandosi poi alle sue doti di storico revisionista, Bendiscioli passava ad evidenziare la crisi legata al dilagare del positivismo e del tutto è possibile all’uomo. «Così nacque gradualmente anche in Italia un mondo estraneo alla sostanza dogmatica del cattolicesimo, verso il quale i cattolici si trovarono spesso abbastanza disarmati. I laici non osavano impelagarsi in controversie teologiche e la spiritualità si chiuse rigorosamente nella forma mentis tramandata e perse così qualsiasi contatto con la realtà» inficiata dalla modernità. Proprio qui, sul tema della modernità che si consuma nel nichilismo, Bendiscioli scrisse: «La Chiesa come momento in cui, attraverso la liturgia in modo particolare, si apre il sacramento dell’unione dei fedeli in Cristo». La Chiesa, insomma, come sacramento e assemblea liturgica, un antivirus «di cui abbiamo bisogno tutti, cattolici e non», non solo contro la deriva delle regole politiche ma anche contro ogni discorso di setta, di spiritualismo irrazionale, di new-age.
Massimiliano Lenzi

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