L’ARMENO CONDANNATO A UCCIDERE
La memoria di un patriota armeno porta con sé la distruzione della sua terra e il massacro di milioni di armeni cristiani da parte dei turchi. Quella raccontata da Arshavir Shiragian è la vicenda del Dashnag (Federazione rivoluzionaria armena), movimento segreto che intese giustiziare i colpevoli turchi attraverso l’Operazione Nemesis, quando la giustizia ordinaria si rivelò fallimentare. Shiragian racconta la sua partecipazione al movimento e ripete: io non volevo diventare un assassino.
Orfano di padre, vive con la famiglia a Costantinopoli con tanti cristiani armeni greci. Da giovanissimo impara a muoversi all’oscuro delle forze dell’ordine raccogliendo armi per la sua causa. Casa sua diventa il ricovero di una dozzina di uomini, lui è l’unico che riesce a scorazzare per le città indisturbato. Le continue persecuzioni lo contringeranno a fuggire da un posto all’altro, ormai disilluso dall’armistizio del 1918 che prometteva una nuova Armenia. Inizia a uccidere, viene imprigionato e torturato, riesce di nuovo a fuggire.
A Costantinopoli conosce e si innamora della bella e gioiosa Gaianè con cui parte per Roma per eliminare alcuni dirigenti turchi. Fra ambasciate e caffè, riconosce tanti criminali. Li uccide, scappa, ma rimane la foto sui giornali e una taglia. Nel 1966 è finalmente in America sposato con Gaianè, libero e trattato bene, sicuro della pace e della libertà conquistata al prezzo del sangue.
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