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Di Lodovico Festa
28 Giugno 2000
Giovanni Bazoli, Gad Lerner

Giovanni Bazoli.

Giovanni Bazoli, presidente del gruppo Banca Intesa, è un banchiere di valore. Il salvataggio del Banco Ambrosiano, la tenace capacità di resistere a Mediobanca, le operazioni di ampliamento del suo gruppo con grandi istituti di credito come la Cariplo e poi la Comit, dimostrano la tempra di un uomo d’affari di livello. Quando parla di politica, però, si vede una sua certa estraneità ai processi reali. Nonostante l’amicizia con uomini di qualità come Mino Martinazzoli e Nino Andreatta, si coglie in lui l’argomentare di chi della politica si è occupato con distrazione. é una bella fortuna per il centrosinistra che si sia sottratto alle lusinghe di chi lo proponeva come premier. Niente a che vedere con Romano Prodi vecchia pantegana da ministeri sin dagli anni ’70. Bazoli dimostra con le sue tesi e posizioni, quel disinteresse (disprezzo) della borghesia lombarda per la politica che lui imputa ad altri. E che non è cosa degli ultimi decenni.

Gad Lerner.

Negli anni ’70 e ’80 si è affermato un certo modo di far giornalismo da maestrini col dito alzato. Gli opinionisti (grandi e piccoli) non erano più solo una voce per quanto qualificata che trasmetteva idee (controverse e differenziate) alla società. Erano la Voce, articolata ma unita, che trasmetteva alla società una sola Grande, incontrovertibile Opinione Unica che non poteva che essere la Legge per tutti.Negli anni ’90 questa Legge ha trovato le sue manette per essere applicata e ha devastato l’Italia nelle forme ben note. Gad Lerner è passato da intelligente giornalista di Lotta Continua, e poi di Radio Popolare, a protagonista di questa grande Voce. Come sia riuscito a continuare a essermi simpatico è un mistero che ha però qualche spiegazione. Negli anni del Terrore ha cercato di distinguersi, ha mantenuto disponibilità al dialogo, è stato subito per l’amnistia sin da metà degli anni ’90. Pur avendo aderito all’irragionevole religione dell’azionismo torinese, ha mantenuto un’apertura mentale che mi spinge a fargli gli auguri per un buon Tg1.

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