L’ATTESA DI QUALCOSA CHE C’E’ GIA’

Come va in questi giorni, chiedi al figlio dodicenne, portandolo a scuola. Lui: «Bene». Non sembrerebbe. Alza le spalle. «Nulla. è che… non succede mai niente». Poi l’autobus se lo porta via nel traffico, e tu resti lì, con quelle sue parole in testa, muta, ma lo saresti anche se ci fosse lui lì, giacchè ci sono cose che non si sanno dire ai figli. «Non succede mai niente». Non vuol dire: mi annoio. Vuol dire: qualcosa deve accadere, è promesso che accada, invece non succede niente. L’infanzia è finita. I giochi, i genitori non bastano più. C’è già l’ansia dell’adolescenza in questa attesa.
E tu, ti ricordi bene. La stessa età, un pomeriggio d’estate passato a dormire – un pomeriggio, fuori, pieno di sole – e al risveglio quell’improvvisa e sconosciuta inquietudine alla finestra davanti alle montagne: nella lunga estate non succedeva niente, tutta la bellezza intorno sembrava una promessa, ma, poi, silenzio, ogni giorno come quello di prima.
E quando poi ti accade di innamorarti credi che finalmente sia quello, ciò che per cui eri nato. Ma, per quanto bene possa andare, e salvo pochi casi felici, il mondo è pieno di uomini che poco dopo quell’incontro riprendono a chiedersi: «E ora? Non succede mai niente». In mille modi si inventano stratagemmi per tacitare questa fastidiosa insistente domanda. Carriera, soldi, vacanze, passioni di ogni tipo, per non pensare a quella cosa che, verso i tredici o i quindici anni, almeno una volta, si è intuita come destino. è Il deserto dei Tartari di Buzzati. Nella redazione del Corriere, ogni giorno, dalla mattina alla notte, come in una trincea. Ad aspettare che accada ciò a cui nessuno saprebbe dare un nome. Un anno dopo l’altro, scrivendo di rapine e omicidi, mentre i capelli diventano grigi.
Eppure, quell’attesa deve essere data per qualcosa. Come le infiorescenze degli ippocastani nei viali di Milano a maggio, così vistosamente cariche della loro domanda. «Essere è appartenergli», scrive Kafka. Essere è già appartenergli, l’incontro accade continuamente: ogni istante, come nel titolo di un libro di Giussani, è ‘consistente’.
Ma tu quel libro l’hai letto tanto, senza riuscire mai a trovare il segreto dell”istante consistente’. Anche per te dunque «non succede mai niente». E tuo figlio? Che incontri un padre, di quelli veri, chiedi, improvvisamente conscia che non basti, a quel bambino che non c’è più.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.