L’autodistruzione dell’intelletto umano

Di Valenti Annalena
24 Gennaio 2008

Persi nel paese dei balocchi, dove esiste ciò che mi piace che esista e la realtà è negata e vilipesa, riusciranno i nostri ragazzi a uscirne, sempre che li facciano uscire? O si ridurranno come quegli ex sessantottini visti manifestare contro la presenza di papa Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università “La Sapienza” di Roma? Stesso vestito di quarant’anni fa, sembra non esserci stata la vita di mezzo, servi decadenti e vecchi, copia carbone di se stessi.
Certo, ai loro docenti, quelli che hanno firmato la lettera contro la presenza del Pontefice in università, per la maggior parte professori di fisica (e poi ci si chiede perché in Italia le materie scientifiche navighino male.), agli intellettuali che si nascondono dietro alla foglia di fico di una “ragione a-storica”, fa comodo che se ne rimangano in quel bel paese dove sta avvenendo quello che profetizzava Gilbert Keith Chesterton: «Il pericolo consiste in questo: che l’intelletto umano è libero di distruggersi. Come una generazione potrebbe distruggere l’esistenza della generazione successiva, se tutti si facessero frati o si gettassero in mare, così un gruppo di pensatori può fino ad un certo punto impedire alla generazione futura di pensare, insegnando che tutto quello che pensano gli uomini non ha valore alcuno».
E papa Benedetto si è posizionato lì, in quel «fino a un certo punto», difendendo, spronando i nostri ragazzi a restare in cammino, alla ricerca della verità, del bene, del vero. Mai fu “non pronunciato” discorso che smascherasse il gatto e la volpe così apertamente. Il re è nudo.

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