Lavoratori e art. 18. promemoria cinese
Nella provincia di Jilin, nel nordest della Cina, ha sede lo stabilimento del First Auto Group (Fag), il principale produttore di auto cinesi. Non un semplice stabilimento, ma una piccola città con 23 scuole, un ospedale e una stazione televisiva per gli oltre 250.000 dipendenti del gruppo. Ma non è in queste cifre il primato degli operai del Fag. Il loro record incontrastato è quello di essere i più inefficienti produttori di auto del mondo: una macchina e mezza per dipendente in un anno. Nello stesso periodo, l’operaio della General Motors, ne produce in media 15. Il Fag è una ditta statale di quelle che a Pechino non viene in mente a nessuno di metterci le mani dentro per recuperare un po’ d’efficienza. In questo modo, almeno per il momento, va di lusso per i suddetti dipendenti protetti dal maremoto di licenziamenti che sta portando la rovina nelle case di milioni di operai cinesi. Licenziamenti improvvisi compensati, quando va bene, con pensioncine ridicole da 10 dollari al mese. Poco o nessuno spazio per le trattative, visto che lo stato comunista, per definizione “espressione dei lavoratori”, non vede la necessità dell’esistenza di sindacati. Intanto il sistema statale collassa su se stesso: tra il 1997 e il 2000 16,5 milioni sono stati i posti di lavoro creati dal settore privato, 43 milioni quelli cancellati dal settore statale. A questo contribuisce il fatto che i mandarini comunisti in tutto il paese fanno in modo che le banche abbiano fondi solo per loro: dei prestiti bancari cinesi tre quarti vanno alle aziende statali, generando una messe di debiti irrecuperabili che in compagnia degli stessi debiti statali stanno minando le fondamenta del sistema finanziario. E ora il Wto. Di fronte al montare della miseria, non mancheranno quelli che, da comode poltrone, tuoneranno contro l’apertura all’economia di mercato scagliandosi contro i ricchi vampiri del mondo, dimentichi che il tutto invece ha origine nelle stanze dei bottoni di un potere comunista che, secondo la lezione del vecchio Mao, non ha mai avuto problema a sacrificare milioni delle “formichine” che governa.
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