L’avvocato ticinese esperto di jihad
Niente violenza, siamo musulmani svizzeri. Così si presentano i responsabili della comunità islamica di Lugano. Sono seimila i musulmani in Ticino, per la maggior parte turchi, anche se la leadership è tutta araba. Il nuovo imam è un giovane e colto tunisino appena trasferitosi dalla Francia a Lugano (ma abita in Italia, a Porlezza). In passato i seguaci “ticinesi” di Maometto facevano capo agli imam “milanesi”. Ora hanno tagliato i ponti con le comunità della Penisola, spesso influenzate da convertiti italiani. Adesso vorrebbero trovar piena cittadinanza in un islam europeo moderato e tutto teso all’integrazione. Vorrebbero, ma il precipitare degli eventi dopo i crimini dell’11 settembre getta fastidiosissime ombre sui loro progetti. Il Dipartimento di Stato Usa ha pubblicato a getto continuo elenchi di presunti terroristi e fiancheggiatori, che vivono insospettati da tempo nei Paesi occidentali. Che fare se tra costoro figurano Youssef Nada e Ahmed Himmat amministratori di Al Taqwa, oggi Nada Organisation, società con sede a Lugano, sospettata di fungere da piattaforma finanziaria di Al Qaida? Nada e Himmat sono descritti come persone tutte casa (a Campione d’Italia) moschea (a Lugano) e lavoro (Al Taqwa-Nada). La polizia ticinese stava indagando con elvetica discrezione sulle loro attività finanziarie. Costretti dalla foga di Washington, i segugi svizzeri hanno scucito qualche informazione ai media, giusto per non fare la figura delle marmotte. Quanto ai due uomini d’affari arabo-luganesi, in assenza di elementi probanti a loro carico, sono stati lasciati a piede libero. E subito hanno sciolto la Nada Organisation. Gli inquirenti vogliono capire, come scrive il quotidiano locale La Regione, che relazioni ci siano tra i due personaggi citati e «una personalità eccellente del mondo islamico italiano, il 73enne Ahmed Nasreddin. Questo imprenditore, titolare di numerose società, è tenuto d’occhio dall’anti-terrorismo italiano perché locatore, tramite una di esse, dell’Istituto culturale islamico di viale Jenner a Milano, cui risulta facciano capo gli esponenti più radicali della comunità musulmana lombarda. La società locatrice dell’immobile di via Jenner era l’italiana Nasreddin Compagni-Nasco s.a.s; attraverso questa e diverse si arriva alla Iskir Limited holding SA di Chiasso, ed Himmat è coinvolto in prima persona nei consigli d’amministrazione del giro societario descritto…». Facciamo grazia al lettore di altri dettagli che riguardano la “Gulf Chamber”, oggi “Myaga”, una Camera di commercio per i Paesi del Golfo ubicata proprio a lato della moschea di Lugano, al primo piano di via Maggio 21: una società del gruppo Nasreddin.
L’avvocato del diavolo
Qualche settimana fa la televisione svizzera ha trasmesso un talk show con mons. Maggiolini e lo sceicco della moschea di Milano 2, Abu Shwaima. Il moderatore ha perso per due o tre secondi il suo à plomb, indottovi dal divagare esagitato dell’imam. Apriti cielo: un noto uomo politico svizzero, Pierfelice Barchi, già presidente del partito di maggioranza in Ticino, un laico di ferro, oggi avvocato d’affari, lo ha bacchettato l’indomani dalle colonne della succitata Regione, impartendogli una lezione puntigliosa sul significato del termine jihad. Passato qualche giorno, e scoppiato il caso “Nada”, cosa si viene a sapere? Che il legale della società sospettata di lavorare per Bin Laden è lui, l’ineffabile Barchi, difensore e illustratore del Corano, e pour cause.
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