L’AZZARDO DELLA RICE REGALERà I VOTI EVANGELICI ALLA DEMOCRATICA HILLARY?

In un’intervista con il quotidiano conservatore Washington Times (di proprietà della ricca “Chiesa dell’Unificazione” coreana che proclama il proprio leader salvatore del mondo) il segretario di Stato Condoleeza Rice ha lasciato aperta la possibilità di una sua possibile corsa per le presidenziali del 2008 come successore di George W. Bush. “Lasciare aperta” la possibilità è il modo di dire con cui a Washington si intende qualcosa più dell’essere interessati. Significa che il segretario Rice sta attivamente muovendo le acque e inviando un segnale della sua disponibilità.
In questo contesto, è interessante vedere che la stessa ha trovato necessario confessare che è, nei fatti, «moderatamente favorevole alla libertà di scelta» in tema di aborto. Condoleeza Rice sa benissimo che non esiste la possibilità di essere “moderatamente a favore della scelta”. Ha usato questo termine per segnalare alla forze pro-choice che lei non rappresenterà un ostacolo alla loro agenda politica.
La domanda interessante è: questo significa che può ingannare gli elettori repubblicani anti-abortisti o sta solo dicendo che il loro supporto, così decisivo per l’elezione del presidente Bush, non è invece decisivo per lei? Questo significa, è una questione di inganno o di rifiuto?
Ovviamente, il capitale politico della signora Rice è dovuto al fatto che è afro-americana e donna. Non può minimamente pensare che sarà eletta per la sua politica estera. Gli americani stanno ancora supportando la guerra in Irak, ma non con molto entusiasmo e certamente non perché appoggiano l’ideologia neocon. Se questo potesse diventare un ostacolo per le sue ambizioni politiche e se i suoi piani di discesa in politica proseguissero, la signora Rice troverebbe senza dubbio il modo per distanziarsi della politiche neoconservatrici (forse dichiarandosi “moderatamente a favore del multilateralismo”?).
Forse Condi (modo in cui ha indicato che le piace essere chiamata) legge Tempi e ha letto la mia rubrica riguardo come gli evangelici siano sempre meno convinti della priorità della materia riguardante l’aborto. O forse l’ha notato da sola. In ogni caso, una interessante situazione politica sta cominciando a prendere piede.
Sul versante democratico il fattore cruciale è ovviamene rappresentato dalle ambizioni politiche del senatore Hillary Clinton. E in questo caso, lei ha già dichiarato pubblicamente di non essere fanaticamente a favore della libertà di scelta!
La scelta nel 2008 sarà quindi tra due donne, una repubblicana di colore moderatamente a favore della scelta e un senatore democratico moderatamente a favore della vita? Cosa significherà questo per gli evangelici? E per gli anti-abortisti cattolici? Cosa ci dirà tutto questo su come sono viste dalla classe politica dirigente “le questioni morali”? Restate sintonizzati.

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