Le fatiche di Piero
Pesaro. Da pochi anni sono iscritto ai Democratici di sinistra, sono Consigliere provinciale per lo stesso partito e dirigo tre centri (uno diurno e due residenziali) che accolgono minorenni e maggiorenni devianti e tossicodipendenti.
Fassino e i giovani (l’uomo e il Segretario)
Ho partecipato al Congresso che i Democratici di Sinistra hanno celebrato a Pesaro, nella mia città. Di esso ho contratto un’impressione ed una valutazione di un certo tipo. Un’altra impressione e valutazione ho tratto, invece, dalla visita che il nuovo Segretario Nazionale Piero Fassino ha svolto presso la Cooperativa sociale di cui sono Presidente. La prima uscita pubblica di Fassino è stata sabato mattina alle ore nove (nella serata precedente era stato proclamato Segretario ed aveva svolto la sua relazione introduttiva al Congresso) alla Cooperativa “l’Imprevisto”, accettando l’invito che gli operatori ed i ragazzi, una cinquantina, gli avevano indirizzato per svolgere con lui un incontro. L’incontro è stato caloroso, affettuoso, gioioso. Tante autorità e persone sono venute dall’esterno per parteciparvi, c’è stato un applauso fragoroso e spontaneo, più che le parole contava il fatto, importava l’avvenimento; più che i contenuti appariva il modo e l’intensità, lo sguardo, la vicinanza, il colore (il mare subito fuori la vetrata, il fuoco acceso nella sala). I ragazzi ed io nel mio saluto iniziale abbiamo detto che volevamo essergli vicino, correre con lui, accompagnarlo, guardarlo e riconoscerlo ogni giorno sui giornali e alla televisione. Gli abbiamo detto che sono importanti i temi della vita, dell’educazione, della famiglia, del perché si vive e del perché si muore, del dolore, della malattia, del compito che uno ha nella vita, del cuore mio e tuo (a proposito del suo gli abbiamo sinceramente augurato che la sua nuova e grande responsabilità sia importante innanzitutto per lui, per la sua persona, per la verità della sua persona). Nella sua risposta Fassino ha risposto, ha detto di sé, della centralità di queste parole, della profondità e verità di certe questioni. Insomma, si è messo in gioco, ha pensato, si vedeva che ci teneva, che era toccato, che voleva toccare, che voleva partire da lì, che occorreva capire, che occorreva scavare, che forse occorreva anche abbracciare, guardare meglio; occorreva una luce ed un calore maggiore e migliore di quello del sole, del mare e del fuoco.
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