Le fatiche di Vito

Di Kurtz
10 Aprile 2003
Che casino, il voto sul riordino televisivo!

«Prenditi una pastiglia e datti una calmata. Te lo dico da medico». Destinatario del messaggio Elio Vito, capogruppo di Forza Italia alla Camera e miglior rappresentante dello psicodramma vissuto mercoledì scorso a Montecitorio dalla maggioranza di governo. In emiciclo si sta discutendo la legge per il riordino del sistema radiotelevisivo, il cosiddetto ddl Gasparri, e le operazioni corrono abbastanza spedite. Il tempo stringe, il giorno dopo si devono votare le mozioni sulla questione umanitaria irakena e convertire in legge il decreto per chi ha subìto danni da calamità naturali. Il centrosinistra inonda l’articolato di emendamenti, la maggioranza resiste. Però dai banchi del centrodestra qualcuno scivola fuori alla chetichella. Sta succedendo qualcosa e Vito trema. Il voto segreto sugli emendamenti passa da un saldo positivo per la maggioranza di oltre venti voti a un secondo di poco più di dieci. Il dramma è alle porte. Si vota l’emendamento della sinistra per reintrodurre il tetto delle due reti per soggetto (tanto per capirci, quello che spedirebbe Emilio Fede sul satellite). E, voce di Casini nel gelo Cdl, «la Camera approva». Vito va in apnea (perché nonostante il voto segreto, la conta non è difficile: in 17 della maggioranza hanno votato con l’opposizione mandando sotto il governo per otto voti), si scatena la caccia al “traditore” e, nonostante le dichiarazioni concilianti («è solo un incidente di percorso»), gli occhi sono tutti puntati verso i banchi dell’Udc. Matematica alla mano, c’è poco da nascondersi. Volontè, capogruppo dei centristi, è il primo a parlare. Con un lancio Ansa deplora «il grave incidente accaduto a Montecitorio». Ma quando gli alleati lo mettono nel mirino, la sua difesa sembra un po’ deboluccia: «i nostri erano in bagno o in infermeria». Comincia la riunione dei capigruppo della maggioranza. A porte chiuse. A Tempi raccontano che si sta sfiorando lo scontro. Fisico. Entra in scena il buon samaritano. «Vito, e pijate na pastiglia e pienz’a te!». Pace fatta? Macché, lo scontro prosegue nel pomeriggio a colpi di telefonate furenti. E accuse: perché quel numero decrescente di voti? Perché tanti infortunati e incontinenti? Come mai il presidente Casini è rientrato nell’emiciclo con timing da svizzero e ha confabulato con De Laurentis, uomo Udc al banco dei nove, poco prima della Caporetto radiotelevisiva? Se l’emendamento della sinistra venisse definitivamente approvato, spianerebbe la strada del settore telecomunicazioni a due cordate: Telecom e, nome molto chiacchierato nei mercoledì della Camera, Caltagirone. L’onorevole Vito, comunque, sta meglio. Giobbe un po’ meno.

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