Le innocue spine della Rosa nel pugno
Essendo pochi i soldi nelle casse, il governo dell’Unione ha deciso di stringere la cinghia economica e di allentare quella etica. Mentre il ministro Padoa-Schioppa richiama all’austerità, tutti gli altri si dedicano a quotidiani proclami in materie “eticamente sensibili”: Pacs, legge 40, stanze del buco, matrimoni gay e via discorrendo. Costa meno e fa tanto costume, identità e immagine.
Nel gioco delle parti, spetta a Paola Binetti e a Luigi Bobba (foto) la recita del poliziotto buono, la precisazione che “il tema non è nel programma della coalizione”, “che ci sono le basi per un fruttuoso dialogo”, “che Prodi sarà garante di una mediazione più equilibrata”, “che la posizione espressa è personale e non impegna l’esecutivo”. Intanto l’unico dei due Prodi che esterna è quello sbagliato, il fratello europarlamentare Vittorio, che da Strasburgo fa sapere di aver votato contro il ritiro della pregiudiziale etica sulla manipolabilità degli embrioni. Quell’altro, Romano, tace e si limita a qualche rimbrotto via telefono ai suoi loquaci collaboratori. Si va avanti così, ed è sempre un bel vedere ed è pur sempre un’impressione di attività governativa.
Di tutta la sceneggiata c’è solo un corollario stonato, anch’esso eticamente sensibile: perché Bobba e Binetti hanno deciso di farsi prendere così impunemente per i fondelli? I due sono ottime persone, il loro impegno durante il referendum sulla legge 40 è stato lodevole, il loro apporto per la vittoria del “non voto” decisivo. Quando si sono candidati nella Margherita, all’ovvia domanda di come diavolo mai avrebbero potuto tenere la barra dritta in una compagine di biofaustiani, hanno risposto che sarebbero stati «le spine della Rosa nel pugno». Oggi, più che l’esercizio del pungolo, svolgono quello del diserbante innocuo. L’augurio è che tornino ad essere all’altezza di quella promessa elettorale. Non c’è in gioco solo il destino dell’embrione, c’è in gioco il loro onore.
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