Le lacrime di coccodrillo dopo i fischi barbari della piazza
Lacrime di coccodrillo. Il bestione mangia la preda e per un riflesso dall’occhio scende qualche lacrima. I fischi a Letizia Moratti – insieme al rogo delle bandiere e ai fischi rivolti allo striscione della Brigata ebraica portato dagli iscritti dell’Associazione Amici d’Israele e da membri della Comunità ebraica di Milano – hanno profanato il 25 aprile. Poi tutti a piangere ed esprimere solidarietà al ministro e al padre liberale e partigiano, medaglia d’argento e di bronzo della Resistenza, deportato a Dachau. Tutti pronti a battersi il petto.
Eppure il coccodrillo è in agguato. Perché in pochi, mi pare, hanno fatto notare che, nei giorni precedenti alla manifestazione, la contestazione al ministro era annunciata. Di più, vi è stata una chiamata alle armi: «La Moratti è un corpo estraneo» hanno potuto titolare i quotidiani grazie alle dichiarazioni di alcuni dei responsabili locali di Rifondazione comunista. Sarà scappata loro la mano. Lo scontro tuttavia è stato di fatto cercato, i fischi erano voluti. Ciascuno lo ha fatto con le proprie motivazioni, chi per la riforma scolastica, chi per quella universitaria, chi per la sciagurata alleanza annunciata anche per le comunali tra la Cdl e i camerati di Forza Nuova e Alessandra Mussolini. Un calcolo cinico che già alle politiche è risultato errato, ma che a Milano sembrerebbe pure superfluo. In città, la destra estrema raccoglie pochi voti, mentre i sondaggi e la lista civica avrebbero dovuto consentire di evitare l’abbraccio avvelenato.
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