LE LAMENTELE POST PARTITA DEI REFERENDARI PERDENTI

Il più insopportabile vizio del calcio italiano è quello di scaricare sugli altri le responsabilità delle proprie sconfitte. In generale sugli arbitri venduti, sugli avversari infidi, sul tempo inclemente, sui tifosi trucidi. Difficile che si ammetta: abbiamo sbagliato noi, abbiamo giocato una pessima partita. Impossibile, poi, che si arrivino a riconoscere i meriti degli avversari. Pensavo che la faccenda appartenesse geneticamente al football, ma, scorrendo le pagine dei giornali e guardando la tv in queste due settimane dopo il referendum mi sono accorto che, come sempre, la politica ha copiato dal calcio.
Infatti, i belli, puliti e buoni che si sono fermati al 25 per cento (e neanche tutti favorevoli al sì) da allora strillano come un direttore sportivo dopo una sconfitta in casa. Dicono: la Chiesa ha giocato sporco, il cardinale Ruini ha interferito con lo Stato laico, c’è un torbido disegno clericale sull’Italia. Dalla Ventura (già al mare) a Capezzone (che ne avrebbe bisogno), a nessuno dei belli, puliti e buoni viene in mente che forse hanno sbagliato loro, che non contano un piffero. E invece mi tocca vedere la Chiesa paragonata alla Juventus e Ruini a Luciano Moggi.

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