Le mani pulite della gente perbene

Di Stagista Franco
26 Gennaio 2006
UN WEEK-END IN COMPAGNIA DELLA QUERCIA, DOVE FASSINO E D'ALEMA CHIUDONO IL CAPITOLO BANCOPOLI («NON SIAMO INFALLIBILI»), E APRONO QUELLO DELLE ELEZIONI (CERTI DI NON FALLIRE)

La guerra è finita. Caduti i Fazio, i Fiorani, i Ricucci, i Consorte, ridimensionati i Ds, ci si può finalmente concentrare sulla campagna elettorale. Poco importa se c’è ancora qualcuno che si interroga su quei 300 milioni di euro, o forse più, che sarebbero transitati sui conti segreti dell’ex numero uno di Unipol. L’unica cosa che importa ora è battere Berlusconi. Le domande, i dubbi, se ci sono, rimarranno tali.
L’ultimo fine settimana della Quercia, da questo punto di vista, è emblematico. Venerdì scorso il segretario Piero Fassino visita la sezione Ds di Roma Ponte Milvio. Un mare di folla lo accoglie entusiasta. Nel corso del dibattito con i militanti, però, qualcuno fa le domande sbagliate. Vuole sapere che ne sarà delle intercettazioni che riguardano Massimo D’Alema, ma soprattutto vuole sapere di Consorte e di quei 300 milioni di euro. Fassino dribbla le domande con un accorato «non siamo infallibili», poi si lancia nel solito sproloquio contro i complotti del Cavaliere.
Sabato mattina, Palafiera di Roma, seconda assemblea nazionale dei segretari di sezione. Prima che l’assemblea abbia inizio tra i dirigenti della Quercia scoppia il panico. Qualcuno diffonde la notizia, falsa, che siano state pubblicate alcune telefonate intercettate tra D’Alema e Consorte. I dubbi riemergono, ma è solo un momento. L’allarme rientra e tutto scivola via come se niente fosse.
Così D’Alema e Fassino possono celebrare senza problemi il giorno dell’orgoglio Ds. Basta parlare di Unipol, noi siamo «gente perbene», il partito è pulito. Il cattivo è il premier che spia l’opposizione, lancia accuse deliranti e va in procura solo quando gli fa comodo (quando non deve rispondere di accuse direttamente rivolte a lui). Anche il leader del Correntone, Fabio Mussi, quello che più di altri ha criticato, dall’interno della Quercia, la gestione dei “due consoli” Fassino e D’Alema, quello che ancora oggi (nel segreto delle sue stanze) teme che da quelle intercettazioni possa emergere qualcosa di penalmente rilevante, tace. Insomma, dopo il mea culpa sugli errori politici commessi, i Ds possono tornare a proclamare la loro supposta superiorità morale.
Anche il “nemico” Paolo Mieli è ormai schierato al loro fianco (almento temporaneamente). Basta parlare di questione morale, la guerra è finita e i Ds sono pur sempre degli alleati. L’Unione ha ritrovato il suo collante originale, l’antiberlusconismo, e guarda al 9 aprile certa della vittoria (poco importa se la bozza di programma presentata da Prodi non è piaciuta a nessuno). Tutto il resto è marginale. È marginale che Consorte abbia confidato a Fassino, prima che l’Opa fosse lanciata, di avere già in mano il 51 per cento di Bnl (reato?). È marginale sapere che fine hanno fatto i 300 milioni di euro di Consorte. Se qualcuno ha ancora dei dubbi se li tenga, quel che c’era da dire è stato detto. Per il resto vale una battuta pronunciata sabato mattina nel corso del discorso di Fassino. Quando il segretario Ds, dal palco del Palafiera, ha estratto il telefonino mostrandolo come simbolo della flessibilità della società moderna, un segretario, amaramente, ha commentato: «Certo Piero tu con il telefonino potevi essere un po’ meno flessibile».

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