Le mostre d’arte in Italia sono trash & flash

Di Cwalinski Vladek
13 Maggio 2004
Diciamocela tutta, l’arte italiana vive di un glorioso passato.

Diciamocela tutta, l’arte italiana vive di un glorioso passato. E di un grigio presente non certo ridestato alla vita da Maurizio Cattelan (quello dei tre manichini impiccati in una piazza milanese; ma che provocazione artistica sono tre pupazzetti appesi a un albero e strombazzati sui giornali come spot pubblicitario alla linea Trussardi?!). Secondo l’Unesco, il 50% dei beni culturali mondiali si trova in Italia e il 60-70% di essi sono beni religiosi (che tra l’altro non valorizziamo abbastanza). Ma nel campo dell’arte moderna e contemporanea il nostro è un paese all’età della pietra. Sono i fatti che parlano: in Italia non mancano gli spazi espositivi pubblici, il problema è che sono utilizzati male. Nella stessa Milano, la più europea delle città italiane, non esiste uno straccio di collezione permanente d’arte contemporanea aperta al pubblico, per non parlare del museo dedicato al futurismo che dovrebbe essere un motivo di vanto ma non è mai stato istituito, e del Pac (Padiglione d’Arte Contemporanea) ridotto a semplice involucro per mostre risibilissime. Riguardo al Museo del Novecento che dovrebbe includere, tra le altre, le opere dell’ex Cimac più la collezione Jucker, vedremo cosa succederà. Inoltre le grandi manifestazioni che attirano l’attenzione mondiale, come la Biennale di Venezia, rappresentano sempre male il nostro paese. Per non parlare delle mostre d’arte moderna realizzate in Italia, che nella maggior parte dei casi ambiscono solo a far cassetta. La principale preoccupazione dovrebbe essere invece quella di educare la gente al bello attraverso l’arte, dire qualcosa di utile, di esteticamente attraente e significativo per il tempo in cui viviamo. I soldi arriverebbero di conseguenza e così, forse, il ministro Giuliano Urbani non avrebbe più di che lamentarsi con i suoi colleghi di governo. A che pro, infatti, lamentarsi con il ministro Giulio Tremonti che taglia i fondi ai Beni culturali, quando in Italia il comparto artistico viene tutt’al più trattato in chiave politico-sindacale o utilizzato al fine di piazzare (e finanziare) qualche “favorito/a” alla presidenza di enti e mostre di modestissimo appeal?

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.