Le nostre prigioni
uesta non è una storia dell’estate. è una storia di tutte le stagioni (purtroppo), di tutti i giorni. Parliamo del supercarcere di Opera e del suo importante centro clinico con le sue quattro sale operatorie e le attrezzature avanzate, degno di essere classificato con “quattro stelle”. Così era stato definito dal ministro Castelli non molto tempo fa. Data la presenza di un tale centro sanitario-terapeutico vengono trasferiti in questo carcere detenuti da tutta Italia con patologie più o meno gravi. Purtroppo la realtà è che il centro clinico del carcere di Milano-Opera è pura finzione. Semplicemente non funziona, non è attivo, non ci sono medici e ogni emergenza è risolta con la visita (o il ricovero) in ospedali esterni al carcere.
I detenuti portatori di patologie che vengono trasferiti qua per ragioni sanitarie, non stanno mica al centro clinico. Bensì vivono nelle sezioni comuni con gli altri reclusi sani. Il centro clinico non lo vedono neppure. C’è da aggiungere che l’assistenza sanitaria in genere è perfino inferiore agli altri carceri. è frequente la mancanza di farmaci per le terapie già prescritte dai medici, anche le medicine salvavita come anti-epilettici, anti-aritmici, anti-ipertensivi, etc… per non parlare dell’aspirina o degli anti-influenzali.
Per poter accedere ad una visita specialistica, come quella cardiologica, occorre attendere in media 6 mesi, così, per poter andare dal dentista, ci sono detenuti che debbono attendere dai 6 agli 8 mesi. Capita che per essere visitati dal medico di reparto si debba attendere anche 20 giorni, tuttavia c’è il medico di guardia per le emergenze, ma (ti pareva) c’è una prassi… Cioè per far chiamare il medico di guardia si deve essere prima visitati dall’infermiere, il quale deve valutare se è davvero necessario disturbare il medico di guardia.
Una “clinica a 4 stelle”, ad esempio…
Si parla di questo per introdurre l’ultimo gravissimo episodio avvenuto in ordine di tempo. Circa una settimana fa, dopo aver superato la trafila della prassi predetta, un detenuto recluso nella nostra sezione che accusava malessere diffuso e dolori alle braccia (tipico delle cardiopatie), per due volte, nel volgere di un pomeriggio, è stato visitato dal medico di guardia, il quale lo ha congedato dicendogli che non era nulla di preoccupante. Per dovere di cronaca, e per rendere merito alla giustizia, nel nome di Ippocrate, corre l’obbligo di ricordare che quel medico di guardia era molto seccato di essere stato disturbato!
Ebbene, un paio di ore dopo, questo detenuto è stato colpito da un grave infarto e solo l’intervento fortuito di un’autolettiga, che si trovava fuori dal carcere per motivi di servizio, ha salvato la vita di questo compagno di pena. Lo hanno “recuperato” con i defibrillatori e con una iniezione al muscolo cardiaco. Dopodiché, intubato, con l’ossigeno, è stato portato via, incosciente, dallo stanzino adibito ad infermeria della sezione, e operato d’urgenza in ospedale. Se non ci fossero stati gli operatori della Croce Rossa, nessuno sarebbe stato in grado di riattivare il battito cardiaco e a Opera si sarebbe aggiunto un detenuto morto per incapacità dei medici alla già lunga lista di decessi di questi ultimi anni. In questi casi scatta una coltre di silenzio, pertanto non siamo in grado di fornire ulteriori notizie sull’accaduto.
Il personale medico di cui si parla ha capacità limitate. Infatti, solo una settimana prima, un altro detenuto che accusava una forte aritmia cardiaca, dopo aver superato l’iter infermiere-medico di guardia dopo altre due ore di attesa è stato scortato fuori dal carcere per una visita urgente in una struttura ospedaliera. In quel caso, il medico di guardia ebbe a dichiarare che pur se avesse effettuato un elettrocardiogramma, non sarebbe stato utile, poiché non era in grado di leggerne il tracciato.
Ci sono volute quattro ore affinché il detenuto venisse portato in ospedale, davanti ad un medico che sapeva fare il proprio mestiere.
Sarebbe tempo che qualche persona seria si dedicasse a chiarire questo problema: la vergogna della sanità nel carcere di Opera, un penitenziario contenitore di carne umana da 650 posti trasformati in 1.400 posti a “quattro stelle”. Eppure ci troviamo nella capitale economica dell’Italia, nella grande Milano. Il sindaco Albertini, alcuni mesi fa, era entrato qua dentro per assistere alla partita di calcio della squadra locale. Ebbene, noi ci auguriamo che torni a farsi un giro (anche in Porsche, va bene) qui a Opera per assistere allo scempio che si compie quotidianamente contro la dignità umana. Questa è una situazione che si trascina da anni, non è senz’altro di facile soluzione, ma se la Regione Lombardia o altri organi autorevoli si attivassero, ci sarebbe speranza di vita anche a Opera.
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