Le perle fondamentaliste dell’educazione saudita
Leggiamo su un giornale saudita che Saleh bin Humaid, il presidente del Consiglio consultivo (che tiene il posto del parlamento, e i cui membri sono nominati tutti dal re) ha lodato gli sforzi compiuti dal ministero per gli Affari islamici nella pubblicazione di una serie di libri volti a «diffondere la cultura della moderazione» e «lottare contro le ideologie deviate». Il dottor Saleh bin Humaid dovrebbe sapere, però, che lo sradicamento del germe dell’estremismo passa necessariamente attraverso la riforma dei testi scolastici che educano alla denigrazione dell’altro. Prendiamo a titolo d’esempio i libri di “catechismo islamico” in uso nelle scuole del regno, tutti approvati dallo stesso ministero. Un paragrafo del primo anno di liceo esorta i giovani sauditi che vanno all’estero per motivi di studio a «mantenere nel proprio cuore l’ostilità e l’odio nei confronti dei miscredenti». Lo studente musulmano – si legge – «si sente spesso inferiore e potrebbe finire per elogiare i miscredenti e condividere alla fine le loro opinioni. Potrebbe anche accostarsi al suo professore e seguirlo nell’errore e nella miscredenza». L’indottrinamento prosegue negli istituti di studi superiori. Sul sito dell’Università islamica di Medina è presentato l’obiettivo dello studio della materia “religioni”: «Perché gli studenti sappiano che la religione di Dio è l’islam e che esso abroga tutte le religioni precedenti; perché sappiano che chi opta per un’altra religione è perdente nell’Ultimo giorno; perché conoscano le falsificazioni introdotte dagli ebrei alla Torah e dai cristiani al Vangelo; perché sappiano che tutti i gruppi islamici finiranno nel Fuoco, tranne uno solo». Inutile aggiungere che quell’unica comunità che si salverà è quella wahabita. camilleid@iol.it
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