Le perplessità di Giulio (e quelle di Francesco)
La notizia non ha avuto il rilievo che merita (anche se non è quella, rimasta riservata,secondo cui l’ex ministro della sanità Rosy Bindi, nemica giurata delle cliniche private, pare che per una lieve operazione abbia preferito farsi ricoverare in una clinica privata romana invece che al più politicamente corretto Umberto Primo): Giulio Andreotti non si è dimesso dal gruppo Ppi del Senato. Ha invece scritto una lettera al suo capogruppo, senatore Leopoldo Elia, in cui lo informava che accettava l’incarico di presidente onorario di una nuova formazione politica: Democrazia Europea. Elia ha fatto sapere al senatore Andreotti che la cosa era incompatibile con il suo permanere nel gruppo dei popolari. Però, a cose fatte, Andreotti è partito per la Libia senza presentare dimissioni e quella che si pensava un’automatica espulsione dal gruppo Ppi non è scattata. Le ragioni di tanta prudenza? Si dice che il senatore non sembrerebbe ancora totalmente convinto di Sergio D’Antoni, il quale non avrebbe chiuso del tutto la porta a una trattativa con Forza Italia. Intanto nascono i primi problemi per le candidature. Zecchino vorrebbe vedersi confermato nel suo collegio senatoriale di Ariano Irpino, D’Antoni gli propone di fare il capolista nel proporzionale in Campania 1 e Campania 2. In Calabria l’ex sottosegretario alle Finanze Armando Veneto vorrebbe guidare la lista del proporzionale, ma c’è chi pensa a Pierluigi Misasi (figlio di Riccardo) e si fa avanti Carmelo Puja, vecchio andreottiano che vanta un buon pacchetto di voti in regione. Nel frattempo Francesco Cossiga, intervistato da Lucia Annunziata per Ap.Biscom, definisce “pericoloso” il progetto andreottiano di impedire che uno dei due schieramenti raggiunga la maggioranza per poter governare.
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