LE POCHE PAROLE CHE LIBERANO
È ancora buio ma la tangenziale di Strasburgo è già affollata. Un’ininterrotta scia veloce di luce corre verso la città dell’Europarlamento, corrono al lavoro segretarie, interpreti, impiegati, baristi. Pare un transatlantico l’immensa struttura attorno all’emiciclo illuminata nella notte, come pronto a salpare. Adesso è l’ora di attaccare per chi lavora nella sala macchine, per gli addetti alla sicurezza, per i fattorini. Più tardi, alle nove, arrivano gli onorevoli. Scaricano e ripartono ordinatamente i taxi. La radio a bordo mitraglia sempre nuovi indirizzi, fra una battuta e l’altra del giornale radio francese. Irak, Gaza, il quotidiano rosario di morti. Pubblicità. Stridule canzoni. Hotel Sofitel, Sofitel, Sofitel, Place Lejeune. Hotel Hilton, Hotel Hilton. Dieci morti a Baghdad. Novotel Strasbourg Sud. Pubblicità. Stridule voci ancora. Gaza. è successo qualcosa a Gaza. Una manciata di morti a Gaza. Sofitel, Sofitel, Sofitel. E invece stamattina no. Sali in taxi, nessuno gracchia indirizzi, nessuno ti invita a andare da McDonald’s. Una musica molto bella. Tendi l’orecchio, ascolti. «Vivaldi?» domandi all’autista. Quello, di rimando, senza voltarsi: «Vivaldi, “Stabat Mater”». Anzi, Stabàt Matèr, con marcato accento francese. Poi più nulla. è un tipo di poche parole. Uno che ama ascoltare. Quella musica, quelle parole cantate in latino. Zitti entrambi, nell’orda veloce che cavalca verso Strasburgo, avvinti e avvolti dalla melodia antica. Ma più ancora da quelle parole che ormai distinguiamo a stento e che pure ci suonano familiari come una lingua materna. Parole di preghiera. Stabat mater. E la realtà di fuori, l’asfalto e le carrozzerie sfreccianti e la segnaletica lampeggiante, trasfigura. Diventa innanzitutto, da insignificante, quasi bella, nell’accompagnamento paziente di quella preghiera ripetuta – quei nostri gesti banali vengono come abbracciati. E tutto poi diventa differente: il cielo di Strasburgo che schiarisce, limpido come non te lo aspettavi. E i campi oltre le prime case della città dentro quella musica – dentro quelle parole ripetute – ti lasciano intravedere com’era, cos’era questa campagna alsaziana un tempo, prima di tutto, prima di noi: la generosità dei suoi campi e dei suoi boschi, e della sua gente, e come e perché questa gente costruì una cattedrale immensa come quella di Strasburgo. Dentro quello Stabat Mater puoi immaginarti tutto, questa terra e questo popolo francese com’erano – ritrovarli, e ritrovare anche te in quella antica preghiera. Ma sei arrivato, porta Louise Weiss, Parlamento europeo, è il 27 ottobre 2004 – caso Buttiglione, mancato voto di fiducia alla Commissione Barroso. Di parole oggi ne sentirai moltissime, fino a non capire più niente. Le parole che liberano sono poche, e sempre quelle.
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