Le pratiche di ingozzamento da manuale

Di Justin Mc Leod
19 Gennaio 2006

Mezzo per realizzare quanto precede. Più o meno razionalizzato. Il suo strumento più perfezionato si chiama manuale. Un buon manuale è un riassunto chiaro e portatile dei risultati attuali di una scienza. Il buon senso vorrebbe che si studiasse prima la scienza nella sua realtà, poi che ci si riferisse al riassunto come promemoria. Ma la scuola vuole che si cominci con l’imparare il riassunto. D’altronde si ferma lì. I manuali non corrispondono ad alcuna realtà. Non contengono niente che sia di prima mano, niente di autentico. Trascurano tutti i particolari, tutti gli “appigli” a cui potrebbe agganciarsi l’interesse. Essi dispensano da ogni contatto diretto con quello di cui trattano. Ora, il valore educativo delle cose non appare che a colui che entra in relazione intima con esse. (…) Un’altra conseguenza dell'”ingozzamento” è che non si può lasciare agli allievi il tempo necessario ad assimilare ciò che apprendono. Sono costretti a sprecare il loro lavoro. Ora, questo lavoro non ha che un valore educativo: se non è esemplare, è assurdo. Ma dove sono a scuola i modelli di ciò che un tempo si chiamava il bel lavoro? (De Rougemont, “I misfatti dell’istruzione pubblica”, pagg. 56-57)

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.