Le prime vittime del cairo
Olltre alla frustrazione degli automobilisti che ormai settimanalmente si imbattono, presso le stazioni di rifornimento, in prezzi del carburante ritoccati verso l’alto, si moltiplicano giorno dopo giorno i timori di economisti, imprenditori e governi europei di fronte al boom dei prezzi petroliferi. Le preoccupazioni sono infatti molteplici: si teme un’ulteriore aumento dell’inflazione nella Ue, un rallentamento dei tassi di crescita economica fino alla recessione e infine lo spauracchio di una recessione dell’economia Usa che schiaccerebbe anche l’Europa. Pochi però notano che un’azione recessiva molto evidente l’aumento del prezzo del petrolio la sta già esercitando almeno su un gruppo di paesi: quelli in via di sviluppo (pvs).
Una simulazione dell’Economist e della J.P. Morgan mostra che un aumento medio del prezzo del barile di 15 dollari nel 2000 rispetto al prezzo dell’anno precedente (adesso siamo a un massimo storico di 36 dollari, nel marzo ’99 si stava a 10 dollari) incide negativamente sulla bilancia commerciale degli Usa e della Ue per un importo pari allo 0,5% del pil per quanto riguarda gli Usa e pari all’1% per quanto riguarda la Ue, mentre la Corea del Sud è colpita in ragione del 2,5% del pil e la Thailandia quasi per il 3%. Come mai? Perché dopo gli anni Settanta la dipendenza dei paesi industrializzati dal petrolio è diminuita, mentre quella delle nuove economie è aumentata. Nel 1973 il petrolio rappresentava il 45% di tutte le fonti di energia, mentre oggi è ancora la principale, ma si è ridotta al 35%. I consumi sono andati sempre aumentando, ma anche il reperimento di fonti alternative: nucleare, gas, carbone, ecc. Perciò nei paesi industrializzati il consumo è continuato ad aumentare dagli anni Settanta ad oggi, ma solo dell’1% all’anno, e l’incidenza del petrolio sulle importazioni è scesa dal 13 al 4 per cento del totale, mentre nei pvs la crescita è stata del 5% all’anno e la loro parte di consumo del petrolio estratto nel mondo è salita dal 26 al 40%! Il problema attuale consiste nel fatto che l’economia dei paesi industriali, altamente efficiente in termini di consumi energetici e centrata sui servizi, risente solo parzialmente degli aumenti del greggio, invece le economie dei pvs, centrate sulle manifatture a basso costo e a basso contenuto tecnologico, hanno bisogno di molta energia. Secondo la Iea (Agenzia internazionale per l’energia) i pvs utilizzano il doppio del petrolio dei paesi ricchi per produrre la stessa quantità di merci. Si può dunque immaginare quale sarà l’impatto di un aumento della bolletta petrolifera sull’andamento generale dell’economia in paesi come la Cina (dove è previsto un esborso supplementare del 250%) e il Brasile (più 150%). La ripresa delle economie asiatiche e del Cono sud dell’America latina è dunque a rischio, con riflessi anche sulle nostre economie.
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