Le radici dell’ccidente

Di Tempi
28 Febbraio 2002
Non esiste alcuna ragione concettuale obiettiva per ritenere che Platone sia migliore di Confucio, il Vangelo migliore del cànone buddhista,

Non esiste alcuna ragione concettuale obiettiva per ritenere che Platone sia migliore di Confucio, il Vangelo migliore del cànone buddhista, la nostra cultura enciclopedica illuministica migliore e più alta di quella dell’India moghul, il metodo cartesiano e lo sperimentalismo baconiano migliori di al-Ghazali o di Avicenna, la democrazia rappresentativa liberale migliore dei sistemi monarchici tradizionali asiatici o indoamericani.

Franco Cardini, “La globalizzazione. Fondamenti storico-antropologici, Lo sguardo dell’altro”, il Mulino

Domanda: che cosa pensi della cultura occidentale? […]

Don Giussani: Mi pare che sia una domanda onnicomprensiva. Credo che, innanzitutto, la cultura occidentale possiede dei valori tali per cui si è imposta come cultura e operativamente, socialmente, a tutto il mondo. C’è una piccola osservazione da aggiungere: che tutti questi valori la civiltà occidentale li ha ereditati dal cristianesimo: il valore della persona, assolutamente inconcepibile in tutta la letteratura del mondo, perché la persona è concepibile come dignità esclusivamente se è riconosciuta non derivare integralmente dalla biologia del padre e della madre, altrimenti è come un sasso dentro il torrente della realtà, una goccia di un’ondata che si infrange contro la roccia; il valore del lavoro, che in tutta la cultura mondiale, in quella antica ma anche per Engels e Marx, è concepito come una schiavitù, è assimilato a una schiavitù, mentre Cristo definisce il lavoro come attività del Padre, di Dio; il valore della materia, vale a dire l’abolizione del dualismo fra un aspetto nobile e un aspetto ignobile della vita della natura, che non esiste per il cristianesimo; la frase più rivoluzionaria della storia della cultura è quella di San Paolo: «Ogni creatura è bene», per cui Romano Guardini può dire che il cristianesimo è la religione più “materialista” della storia; il valore del progresso, del tempo come carico di significato, perché il concetto di storia esige l’idea d’un disegno intelligente.

Questi sono i valori fondamentali della civiltà occidentale, a mio avviso. Non ne ho citato un altro, perché è implicito nel concetto di persona: la libertà. Se l’uomo deriva tutto dai suoi antecedenti biologici, come la cultura imperante pretende, allora l’uomo è schiavo della casualità degli scontri e quindi è schiavo del potere, perché il potere rappresenta l’emergenza provvisoria della fortuna nella storia. Ma se nell’uomo c’è qualche cosa che deriva direttamente dall’origine delle cose, del mondo, l’anima, allora l’uomo è realmente libero. L’uomo non può concepirsi libero in senso assoluto: siccome prima non c’era e adesso c’è, dipende.

Appunti da una conversazione di Luigi Giussani con un gruppo di Cl. New York, 8 marzo 1986. Pubblicati sul numero di febbraio 2002 dalla rivista “Tracce – Litterae Communionis”.

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